L'ANGOLO DELLA FINANZA: IL BUON VINO CHE FA BENE AL PIL

Proprio domenica 7 aprile, mentre scrivevo questa mia (già) amata rubrica settimanale per VivereMilano.info, era in pieno svolgimento a Verona l'edizione 2019 di Vinitaly. Chi pensa che sia una fiera come tante altre, si sbaglia. E si sbaglia di grosso. Da Milano a Catania, passando per Firenze e Napoli, il vino e tutta la filiera di trasformazione collegata sono ormai una fetta importante dell'economia italiana. 
Incrociando i dati dell'Istat (l'istituto di statistica: fornisce i dati ufficiali sull'Italia) con la recente ricerca Vinitaly-Nomisma, si scoprono cose molto interessanti, che invito voi lettori di VivereMilano a guardare con attenzione.
Nel 2018, il fatturato del settore vino è stato di 14,3 miliardi, quasi l'1% del Pil (il prodotto interno lordo: misura il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un anno in Italia). La superficie totale dei vigneti è oggi dì di 650.000 ettari: il 3% dell'intero territorio; 310 mila sono le aziende vitivinicole (incluse quelle piccolissime) e 406 le etichette che si possono fregiare di un marchio di denominazione di origine. Gli ettolitri prodotti sono stati lo scorso anno 54,7 milioni.
Cifre da capogiro. Che fanno inorgoglire se si guarda l'export: l'Italia esporta vino per 6,2 miliardi di euro, nel 2018 il 3,3% in più del 2017. Paesi di destinazione: Stati uniti, Gran Bretagna e Germania, ai primi tre posti.
Circa nove italiani su 10 hanno bevuto, almeno una volta nel corso dell'anno, un bicchiere di vino.
I più apprezzati (per quantità), Lambrusco, Chianti e Montepulciano d'Abruzzo (tutti rossi); al quarto posto finalmente un bianco: lo Chardonney.
Insomma, a patto di non abusarne: il vino è buono e fa bene. Soprattutto all'economia.  

 Banchiere fiorentino del XIII secolo. Padre di Beatrice, musa ispiratrice di Dante Alighieri