CRONISTA A ROMA

Dal nostro inviato

Nelle vicinanze della splendida piazza del Popolo, in una traversa di via Ripetta la quale porta all'Ara Pacis si trova la via Angelo Brunetti, che attraversando via Ripetta sbocca nella centrale via del Corso. In via Brunetti (nome di un patriota morto nel 1849 che era meglio noto con il soprannome di Ciceruacchio) abitò Vittorio Gassman negli ultimi anni della sua vita, abbandonando la sua villa di Velletri quasi confinante con quella del suo collega e amico Ugo Tognazzi, per tornare a vivere in città, sperando forse che l'effervescente vita cittadina lo aiutasse a lenire almeno in parte la sua depressione cronica, che a fasi ricorrenti era solita assalirlo e tenerlo in ostaggio per vari mesi. La depressione è forse la malattia degli intellettuali, e Gassman è indubbio che lo fosse. Intelligente e colto, fornito di un notevole talento recitativo che lo aveva portato ad emergere e a primeggiare dapprima in teatro, poi al cinema, e in televisione Gassman era stato benedetto dalla sorte anche per quanto riguarda l'atletica bellezza fisica, che mise in risalto soprattutto nei suoi film. Lui si definiva timido, e forse almeno in parte lo era anche, ma di quei timidi aggressivi, che sanno prendere di petto la vita e talvolta metterla con le spalle al muro, sebbene per la vita preferisse prendere belle donne che talvolta sposò e che gli diedero quattro figli. La sguaiataggine che caratterizzava lui e qualcun altro come lui era quella di stampo italico e soprattutto romano, una sguaiataggine che in un tempo non lontano caratterizzava il popolo dell'Urbe. Da vedere è indubbiamente divertente, da sopportare molto meno. Il direttore mi ha ricordato di aver visto Gasmann in un film alla fine degli anni 40 in un film che crede si intitlasse "L'ebreo errante". E quell'attore gli era piaciuto molto, per la forza espressiva del volto e per la voce, le cui tonalità si accordavano perfettamente al contenuto. I film da lui interpretati che meglio lo hanno messo in risalto sono: "Il sorpasso", "Il gaucho", "La marcia su Roma", "In nome del popolo italiano". Quest'ultimo risale al 1971, epoca nella quale piazza del Popolo così come altre piazze veniva in parte utilizzata come parcheggio nonché attraversata dagli automezzi. Ora invece da molto tempo più così non è, per cui si può affermare che una certa coscienza sociale abbiamo finito per ottenerla. Quando Vittorio attraversava la piazza negli ultimi anni del Novecento e della sua vita magari si fermava al bar Canova a scambiare due parole con Fellini, il quale abitava nella vicina via Margutta, e quindi saliva dalla piazza fino al piazzale del Pincio, e da lì raggiungeva gli splendidi giardini di Villa Borghese con i suoi mezzi busti di personaggi storici. Una ragazza che avevo conosciuto proprio in quei giardini mi disse di averlo visto di recente, da solo, avvolto nei propri pensieri. Che quando sono troppo profondi, aggiungiamo noi, ti danno una vertigine tale da causarti un malessere altrettanto profondo. Il suo collega Mario Scaccia, interrogato sulla depressione di Gassman rispose forse un po' malignamente che Vittorio aveva avuto tutto dalla vita, e ora che la vita stava per abbandonarlo non se ne dava ragione. "Noi non accettiamo la cessazione", scrisse Dard-Sanantonio in un suo romanzo del 1973. Anno questo che vide il cinquantunenne Vittorio affrontare il ruolo di Scarpia nel film "La Tosca", prima che l'anno seguente girasse lo splendido "C'eravamo tanto amati" e "Profumo di donna", quest'ultimo diretto dal suo amico Dino Risi, che in quanto a depressione lo eguagliava alla grande. La piazza del Popolo con le sue due chiese gemelle della quale quella adiacente via del Corso è denominata degli Artisti offre una vista panoramica in grado di far passare molto tempo nel contemplare le sue bellezze. Perché una città come Roma è, di bellezze ne possiede a iosa, e finisce per questo per possederti per sempre.

Antonio Mecca  

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