UNA STORIA METROPOLITANA

Di Albertina Fancetti
Puntata sei

Martina tornò a casa felice, le sembrava di camminare a dieci metri da terra…

«Si può sapere dove sei stata per tutto questo tempo?» il tono di sua madre era furioso.

Martina non le rispose. Si chiuse in camera sua, buttandosi sul letto ad occhi chiusi per rivivere il momento magico di poco prima. Nei giorni successivi Martina uscì con Michele, si incontravano vicino ai giardinetti e camminavano mano nella mano facendo più volte il giro del quartiere. Il ragazzo le parlava di sé, della sua infanzia vissuta in Calabria nella casa della nonna, della quale era il nipote prediletto. Le raccontò quanto gli fosse stato difficile integrarsi a Milano, nel quartiere e nella sua stessa famiglia, quando era dovuto salire per frequentare la scuola. Martina lo ascoltava interessata e gli venne spontaneo confidarsi con lui, parlando della sua famiglia in modo molto positivo, pur cercando di spiegargli quanto fosse difficile per lei sentirsene parte a causa della sua inadeguatezza. Michele la capiva e, quando la loro conversazione prendeva una piega troppo seria, cercava di farla sorridere con le sue battute. Nel quartiere sembrava conoscere tutti, salutava persone di ogni età  con la sua aria sfrontata da scugnizzo. A volte si fermavano con gli altri ai giardinetti, sedendosi sulla panchina sotto la pianta e Michele si allontanava con Marco, lasciando Martina a chiacchierare con Sabina.

«Allora mi spieghi cosa sta succedendo tra te e Michele?» chiese Sabina.

«Siamo diventati amici» tagliò corto Martina.

«Molto amici direi» insistette ancora l'amica.

«Sto molto bene con Michele, non vedo perché non dovrei frequentarlo» le rispose Martina subito sulle difensive.

«Non credo che questa novità farà piacere alla nostra amica Monica, quando tornerà dalle vacanze» proseguì Sabina.

«Non capisco per quale motivo, Michele è un ragazzo simpatico e sensibile, non è come gli altri…» E Martina lanciò un'occhiata in tralice al gruppetto alle loro spalle.

«Ma davvero!» ironizzò Sabina «Convinta tu! Io credo che se vai avanti di questo passo avrai molte più cose in comune con me che con Monica e le altre compagne di scuola».

«Davvero non capisco cosa vuoi dire» replicò Martina venendo interrotta da Michele che, preso da un'improvvisa fretta, quasi la trascinò via.

«Vieni, ti accompagno a casa» e si incamminarono nel sole. 

Martina non voleva più partire per le tanto sospirare vacanze in Sardegna, il pensiero di non vedere Michele per venti giorni le sembrava inaccettabile e passava le notti a piangere. Di giorno Michele cercava di consolarla, ma con scarsi risultati.

«Forse anch’io vado in Calabria dalla nonna, se tu non ci sei so già che non avrò più nessuna voglia di stare con gli altri…penso di partire con mio fratello appena chiuderà il cantiere ai primi di agosto».

«Dammi almeno il tuo indirizzo così posso scriverti e poi magari ti telefono a casa… se posso…» osò Martina. Michele le lasciò l’indirizzo, ma non il numero di telefono, dicendole che tanto in casa non stava quasi mai e comunque non voleva far sapere gli affari suoi alla famiglia. Martina accettò le sue spiegazioni e l’ultimo giorno i due ragazzi si salutarono, Michele la coprì di baci… il suo alito sapeva di piombo.

Michele non era  partito per la Calabria, se ne stava sdraiato sulla panchina  insieme a Nino, si erano appena bucati, tenere gli occhi aperti era difficile perché lacrimavano troppo, per fortuna c’era l’albero a fare ombra, la luce del sole estivo era loro intollerabile.

Tutto il resto del mondo era confuso e ovattato… Niente aveva  più importanza, il lavoro, gli amici, la famiglia, Martina… erano tutti sprofondati nel nulla che c'era in fondo al buco. 

Martina era distesa sulla spiaggia di sabbia bianchissima, rossa come un gambero, cercava di resistere decisa più che mai ad abbronzare la sua pelle chiara, voleva tornare bellissima da quella vacanza, per Michele.  Le tornava in mente il suo sorriso scanzonato, lo sguardo dolcissimo dei suoi occhi da cucciolo color nocciola, i suoi baci, e il pensiero le procurava brividi sulla pelle accaldata. 

Speriamo che questa vacanza finisca presto.” Pensava con nostalgia.

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