ACCADDE IL 20 MAGGIO

20 maggio 1970 – Viene promulgato in Italia lo Statuto dei lavoratori





La legge 20 maggio 1970, n. 300 - meglio conosciuta come statuto dei lavoratori - è una delle normative principali della Repubblica Italiana in tema di diritto del lavoro.

Introdusse importanti e notevoli modifiche sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dei rapporti fra i datori di lavoro e i lavoratori, con alcune disposizioni a tutela di questi ultimi e nel campo delle rappresentanze sindacali; ad oggi di fatto costituisce, a seguito di minori integrazioni e modifiche, l'ossatura e la base di molte previsioni ordinamentali in materia di diritto del lavoro in Italia.

Lo Statuto votato al Senato, fu approvato dalla Camera con 217 voti a favore (la maggioranza di centro sinistra – DCPSI e PSDI (nel PSI-PSDI Unificati), PRI – con l'aggiunta del PLI, al tempo all'opposizione); si orientarono per l'astensione PCIPSIUP e MSI e si registrarono dieci voti contrari.

La legge non ricevette l'avallo dei comunisti: «Il Pci si è astenuto per sottolineare le serie lacune della legge e l'impegno a urgenti iniziative che rispecchino la realtà della fabbrica», scrisse l'Unità del 15 maggio a pagina 2, «il testo definitivo contiene carenze gravi e lascia ancora molte armi, sullo stesso piano giuridico, al padronato». Alla Camera intervenne Gian Carlo Pajetta, che sottolineò i punti più negativi del provvedimento ad avviso del PCI: l'esclusione dalle garanzie previste dalla legge nei confronti dei lavoratori delle aziende fino a 15 dipendenti, la mancanza di norme contro i licenziamenti collettivi di rappresaglia.

"Lo statuto dei lavoratori è legge" titolò a tutta pagina l'“Avanti!” del 22 maggio 1970 e affermò nell'occhiello: "Il provvedimento voluto dal compagno Giacomo Brodolini è stato definitivamente approvato dalla camera". Il giornale ricordò il ruolo di impulso svolto dal Ministro del lavoro socialista, prematuramente scomparso, considerato il vero "padre politico" dello Statuto, e attaccò «l'atteggiamento dei comunisti, ambiguo e chiaramente elettoralistico».

L'articolo di fondo del quotidiano socialista proclamava: "La Costituzione entra in fabbrica", sottolineando «il riconoscimento esplicito di una nuova realtà che, dopo le grandi lotte d'autunno, nel vivo delle lotte per le riforme sociali, vede la classe lavoratrice all'offensiva, impegnata nella costruzione di una società più democratica».


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