ACCADDE L'8 DICEMBRE



Il golpe Borghese (citato anche come golpe dei forestali o golpe dell'Immacolata, fu un tentato colpo di Stato avvenuto in Italia durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 e organizzato da Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale e in collaborazione con Avanguardia Nazionale. Dopo l'accertamento del tentativo, vennero arrestate 48 persone accusate di cospirazione politica ma alla fine vennero tutte assolte con sentenza definitiva del 1984.

Borghese, noto anche con il soprannome di principe nero, era in precedenza conosciuto per essere stato il comandante della X Flottiglia MAS fin dal 1º maggio 1943 e dopo l'8 settembre 1943 con il proprio reparto aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Il golpe fu annullato dallo stesso Borghese mentre era in corso di esecuzione, per motivi mai chiariti. Per evitare l'arresto si rifugiò in Spagna, dove rimase fino alla morte, avvenuta a Cadice il 26 agosto 1974, non rientrando in Italia neanche dopo che, nel 1973, fu revocato l'ordine di cattura spiccato nei suoi confronti dalla magistratura italiana.

Il golpe era stato progettato dal 1969 quando vennero formati gruppi clandestini armati con stretti rapporti con le forze armate italiane. In accordo con diversi vertici militari e membri dei Ministeri, il piano prevedeva l'occupazione del Ministero dell'Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi Rai e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni) e la deportazione degli oppositori presenti nel Parlamento; era previsto anche il rapimento del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e l'assassinio di Angelo Vicari, a quel tempo capo della Polizia di Stato; tutto questo sarebbe stato accompagnato un proclama ufficiale alla nazione, che Borghese stesso avrebbe letto dagli studi occupati della Rai. Il piano cominciò a essere attuato tra il 7 e l'8 dicembre 1970, con il concentramento a Roma di diverse centinaia di congiurati, con azioni simili in diverse città italiane, tra cui Milano. All'interno del Ministero dell'interno ebbe inizio anche la distribuzione di armi e munizioni ai cospiratori; Il golpe era in fase di avanzata esecuzione quando improvvisamente, quella stessa notte, Borghese stesso ne ordinò l'immediato annullamento. Le motivazioni di Borghese per questo improvviso ordine a poche ore dall'attuazione effettiva del piano non sono ancora certe ed esenti da una possibile smentita. Secondo la testimonianza di Amos Spiazzi, il golpe sarebbe stato in realtà fittizio: immediatamente represso dalle forze governative tramite un piano di emergenza chiamato Esigenza Triangolo, sarebbe stato ideato come pretesto per consentire al governo democristiano di emanare leggi speciali.

Il tentativo di golpe venne reso noto dal governo italiano tre mesi dopo, il 17 marzo 1971, in quello stesso anno Borghese, destinatario di un ordine di cattura, riparò in esilio in Spagna.

Il giudizio d'appello per il fallito golpe si concluse in Corte d'Assise, il 29 novembre 1984 con una complessiva assoluzione, con la formula "perché il fatto non sussiste"persino gli imputati che avevano ammesso di aver preso parte al noto evento. I giudici disposero l'assoluzione di tutti i 48 imputati dall'accusa di cospirazione politica, aggiungendo che tutto ciò che era successo non era che il parto di un «conciliabolo di 4 o 5 sessantenni». La sentenza, riformando completamente la decisione di primo grado, si limitava per il resto a ridurre le condanne che erano state inflitte nel luglio del 1978 ad alcuni imputati minori per il reato di detenzione e porto di armi da fuoco.


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