AMAZZONE NAPOLETANA 3

La ragazza, mentre ascoltava con preoccupazione crescente il suo antagonista, aveva notato un altro uomo, piazzato accanto alla caldaia di riscaldamento della casa. Era un tipo sulla cinquantina, piccolo di statura, la faccia piattamente imperscrutabile dell’individuo privo di emozioni perché privo di scrupoli: la caratteristica ideale del capo supremo.

Una sorta di gorgoglio meccanico provenne dalla caldaia, simile a sangue defluito da una gola squarciata. Era un difetto della macchina, che si ripeteva ogni due o tre minuti. La ragazza notò l'uomo che se ne stava in disparte, e la caldaia difettosa, e anche il telefono agganciato alla parete vicina. Notò tutte queste cose, e il significato della prima servì a fornire di un significato a lei congeniale anche le altre due, porgendole l'unica carta da giocare in quella partita mortale. 

- Sei stato tu… - dapprima sussurrò al suo seviziatore; per poi ripeterlo a voce alta e sicura, diretta a lui ma in realtà rivolta all'uomo in disparte, che ascoltava e osservava la scena.

- Tu hai fatto la telefonata in questura avvertendo dell’arrivo del carico, perché già ti eri impadronito dei venti chili di eroina e solo così potevi farla franca di fronte ai tuoi capi, e gettare loro fumo negli occhi.

Il camorrista avvampò in viso. - Lurida puttana! Che vai dicendo?

- Sei stato tu - ripeté ancora la ragazza, annuendo come se finalmente tutto le si fosse chiarito. - Ho avuto modo di ascoltare la registrazione della telefonata - mentì, - e sai cosa si è sentito durante la soffiata?

Lui l’ascoltava, le vene del collo che gli si tendevano come le corde di un ring scosse da pesi massimi scaraventati contro.

- Uno strano rumore - rivelò la donna, - una specie di gorgoglio meccanico, che allora non ci è stato possibile capire di cosa si trattasse, mentre ora, qui sul posto, la spiegazione è invece chiarissima, perché si tratta della caldaia qui presente! La telefonata è stata fatta da qui, ed è la caldaia ad averti bruciato: come ci si dovrebbe aspettare da un oggetto del genere! 

L'uomo le si avventò contro, colpendola con un terribile manrovescio che la mandò a sbattere con il capo sul pavimento di cemento. 

- Sporca bugiarda… - sibilò, folle di collera. - Pagherai per le tue menzogne!

Così dicendo estrasse di tasca un qualcosa che non appena la lama guizzò alla fredda luce del neon accompagnata da uno scatto secco si rivelò: un coltello a serramanico. Stava per affondarglielo nella carne, gli occhi iniettati di sangue, le labbra tese sui denti, la mente offuscata dall’odio, quando uno sparo rimbombò tra le pareti del garage. La schiena dell'uomo si inarcò come un arco teso nello sforzo di lanciare una freccia: una freccia inesistente destinata a un bersaglio non più visibile. Poi la bocca gli si spalancò come per la sorpresa causata dalla scoperta dell’inutilità del suo gesto, e un fiotto di sangue venne vomitato con un suono strozzato che ricordò il rigurgito meccanico della caldaia, mentre il corpo andava a raggiungere sul pavimento il coltello sfuggitogli di mano.


Antonio Mecca




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