ASCOLTANDO "NEVER FOR EVER" DI KATE BUSH

Il prossimo mese di settembre saranno esattamente quarant'anni dall'uscita dell'album "Never for Ever", di Kate Bush, un vero capolavoro della cantautrice inglese, nata a Walling, sobborgo a sud-est di Londra il 30 luglio 1958, che esordì all'età di 19 anni con il suo primo album pieno di sole "Wuthering Heigts", dal quale venne tratto l'omonimo singolo che l'artista eseguì in un brano diffuso pressoché in tutto il mondo in cui si vedeva e si sentiva una splendida fanciulla in fiore dai rossi capelli tipo cespuglio (Bush significa cespuglio) e gli occhioni sgranati come verdi rosari impegnati nello sciorinare una preghiera formato famiglia. La voce era da soprano, e la canzone ispirata all'omonimo romanzo di Emily Bronte, capolavoro della letteratura mondiale. E capolavoro fu anche la canzone di Kate Bush, che rimase ai primi posti in classifica per diverse settimane. L'album contiene altri 12 brani tra i quali la splendida "The man with the child in his eyes", composta dalla giovane artista quando era giovanissima, addirittura quindicenne. 
Fu David Gilmore del gruppo dei Pink Floyd a farla conoscere nell'ambiente discografico e quindi apprezzare. La multiforme dalle belle forme Kate aveva studiato pianoforte, danza e mimo sotto la guida di Lindsay Kemp, apprendendo dal grande coreografo uno stile di danza e una gamma di espressioni facciali che lasciarono il segno in coloro che assistevano alle sue performance, sul palcoscenico o in TV. Lo stile di Kate Bush è una appetitosa commistione di musica classica, rock, suoni etnici e folk, uno stile che con l'ausilio dei suoi movimenti scenici resta di certo impresso nella mente e nel cuore, poiché ciò che conta anche se non comprensibile a tutti a causa della non conoscenza della lingua inglese è creare ugualmente qualche inquietudine, che l'ausilio della musica avvalora in brani già di per sé di valore. "Never for ever" presenta il singolo "Babooshka", dove Kate si presentava in due versioni: nella prima vestiva in gramaglie, nella seconda appariva splendidamente sexy in tutto il fulgore dei suoi 22 anni. Purtroppo l'ansia di sperimentare nuovi stili musicali la portò anche a sbagliare, come nel successivo: 1982, "The Dreaming", che fu l'album - il quarto - che a differenza della cittadina ligure che aveva favorito lo sbarco a Marsala non favorì invece lo sbanco delle vendite rimanendo l'album che vendette di meno. Fece quindi passare altri tre anni e: nel 1985, eccola tornare con l'album "Hounds of love", che invece riscosse un buon successo. Dal 1978 - anno di esordio con ben due album - al 2011 i suoi dischi originali furono dieci, escluse le raccolte contenenti talvolta anche degli inediti, come lo splendido "Experiment IV" o la partecipazione in lavori di colleghi quali ad esempio Peter Gabriel con la bella "So Bad", o tributi ad autori del calibro di Gershwin quando nel 1995 incide la sua splendida "The man I love". Dopo 35 anni, nel 2014, Kate Bush torna a cantare dal vivo in una serie di concerti che si tennero tra agosto e settembre, al chiuso e non ripresi dalle telecamere, ma solo registrati con l'audio. Kate Bush è stata e rimane e permane un'artista eclettica che abbiamo potuto ammirare anche in Italia al Festival di Sanremo e in TV alla RAI e a Mediaset. Ma soprattutto ascoltare e auscultare la sua anima soul o rivedere nelle raccolte video che ce la mostrano ancora giovane e bella e inquietante come il mistero che molte donne spesso emanano. Bush sta a significare anche macchia, e una macchia: di inchiostro, può essere considerata pure la meravigliosa Kate, la quale con la sua arte non ha macchiato il mondo dell'arte bensì il pentagramma con inchiostro indelebile con cui riempire la stilo per poi scrivere, e comporre, con stile. 

Antonio Mecca

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