LA SCOMPARSA DI UN GRANDE DEL CINEMA AMERICANO: KIRK DOUGLAS

Il cinque febbraio di questo mese è scomparso forse l'ultimo rappresentante della vecchia Hollywood, di certo uno dei più celebri e celebrati attori americani in carica dalla seconda metà degli anni Quaranta fino alla prima metà degli anni Duemila.
Il suo vero nome era Issur Danielovitch, nato ad Amsterdam (cittadina dello Stato di New York) il nove dicembre 1916 da genitori originari della Bielorussia. Si laureò in Lettere poco prima dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, che servì sotto le armi in qualità di marinaio. A guerra finita prese a frequentare l'Accademia di Arti Drammatiche, conseguendo il diploma. Cominciò quindi a lavorare nei teatri di Broadway e - su consiglio di un produttore - mutò il proprio difficile nome in quello più facile di Kirk Douglas. Kirk perché era il nome di un personaggio dei fumetti tra i suoi preferiti, e Douglas perché era il cognome della sua insegnante di dizione all'Accademia.
È il 1946 l'anno del suo esordio al cinema con il film "Lo strano amore di Martha Ivers", a fianco di due attori di origine straniera: Barbara Stanwiyck, e Van Heflin. Seguiranno poi altri film, per un totale di oltre settanta: western, bellici, avventurosi, commedie. Ma Douglas prediligeva ruoli di personaggi forti, che il suo viso tagliato con l'accetta di boscaiolo posto sopra un fisico robusto dai muscoli scolpiti, faceva accettare al pubblico cinematografico. Eccolo così interpretare il ruolo del pugile ne "Il grande campione", o del cinico giornalista nel film di Billy Wilder "L'asso nella manica", o quello del pittore Van Gogh in "Brama di vivere".
Nel 1957 fu l'acclamato protagonista di "Orizzonti di gloria", diretto dal giovane Stanley Kubrick e ambientato durante la prima guerra mondiale, che parla degli inutili massacri ai quali andarono incontro i soldati sul fronte francese. Sempre diretto da Kubrick e su sceneggiatura di Dalton Trumbo che non poté firmarla perché uno dei dieci sceneggiatori messi sulla lista nera voluta dal senatore anticomunista Joseph McCarty, ecco Douglas nel ruolo dell'ex schiavo Spartacus, ribelle alle leggi dittatoriali dell'antica Roma.
Nel 1954 Kirk fu Ulisse nel film di Mario Camerini, interpretato in Italia a fianco di Silvana Mangano. Fra i non pochi western da lui interpretati eccelse nel ruolo di Doc Holliday, il dentista-giocatore d'azzardo- pistolero del bellissimo film di John Sturges "Sfida all'OK Corral", a fianco di Burt Lancaster nel ruolo dello sceriffo Wyatt Earp.
A proposito di questi due attori qualcuno affermò che Douglas per tutta la sua vita di attore cercò di essere un altro Burt Lancaster, pur non essendo bello e carismatico quanto lui. Perché infatti a Lancaster era sufficiente la sua presenza notevole per imporsi al pubblico, Kirk Douglas invece doveva essere sempre vivace e un po' sopra le righe per farsi notare. 
Un altro western più che notevole fu "Il giorno della vendetta", sempre diretto da Sturges, dove ha il ruolo di uno sceriffo al quale una banda di farabutti ha ucciso la moglie indiana e che da solo combatte riuscendo  a uccidere il padre di uno di loro interpretato da Anthony Quinn. La scena finale dove si vedono i due grandi attori procedere fianco a fianco: Quinn con la canna della doppietta impugnata da Douglas premuta sul collo, fece scrivere al grande Beniamino Placido in una sua recensione televisiva dell'impatto che hanno determinate immagini sul pubblico, della forza trasmessa da personaggi positivi che incarnano - come in questo caso - la forza del singolo contrapposta alla forza prevaricatrice dei prepotenti.
Un successivo film ben realizzato e da lui ben interpretato fu "Noi due sconosciuti", tratto dal romanzo di Evan Hunter che ne fu anche lo sceneggiatore, che parla di un architetto che si innamora della bella vicina di casa interpretata da Kim Novak.
Douglas ebbe tre candidature all'Oscar, nel corso della sua carriera, non riuscendo mai a riceverne uno se non quello alla carriera nel 1996, all'età di 79 anni. È indubbio che Kirk Douglas sia stato un grande attore e un magnifico interprete, che anche nei suoi film più modesti riuscì a trasferire nei personaggi a lui affidati la forza che lo aveva caratterizzato fin dai suoi esordi, la voglia di rivalsa che le sue origini povere gli avevano trasmesso per spingerlo a farsi strada e ad approdare poi nel Viale dell'Hollywood Boulevard nel quale si trova la famosa Walk of Fame - la Via della Fama - posta fra due marciapiedi che molti attori dopo avere fatto la fame prima di raggiungerla e battuto quando proprio non era possibile evitarlo il marciapiede, hanno finalmente potuto imprimere nel cemento la propria firma e l'impronta delle mani. Mani che adesso agitiamo in un ultimo doveroso saluto all'ultima Star di una Hollywood che non esiste più. 

Antonio Mecca

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