LA SOLITUDINE DI UN UOMO

In "Taxi Driver" l'assurdo filosofico esistenzialista

Il film che a quel che si dice influenzò talmente tanto Meryl Streep da indurla a intraprendere la carriera cinematografica, lei che era più propensa per quella teatrale, è "Taxi Driver", uscito nel 1976, diretto da Martin Scorsese e interpretato da Robert De Niro.
La sceneggiatura era di Paul Schrader, nato il 22 luglio 1946 e che iniziò a scrivere sceneggiature nel 1975 con il film "Yakuza", ambientato nel mondo della mafia giapponese, interpretato da Robert Mitchum e diretto da Sydney Pollack, che però non ottenne successo. Nel 1976 scrisse "Taxi Driver", che un po' si ispirerebbe alle "Memorie del sottosuolo" di Dostoevskij, un po' a "La nausea" di Sartre e un altro po' a "Lo straniero", di Camus.
Il film parla della solitudine di un uomo: Travis Bickle, reduce dal Vietnam, un uomo che vive nella solitudine più completa e che - non riuscendo a dormire - pensa e ottiene di fare il tassista di notte. Lo sceneggiatore trasferisce una parte del proprio passato incarnandola nel personaggio di Travis e facendogli percorrere in auto le strade di una New York notturna e sporca, inquietante per via degli inquietanti personaggi che la popolano nelle vie più sordide della città mentre le persone normali la spopolano restandosene a casa oppure andando in quartieri più sicuri. Insomma la Grande Mela finisce per rivelarsi un frutto marcio del quale si nutrono i vermi, un frutto proibito reso tale dal demone che alberga in tutti noi senza pagare la tassa di soggiorno, perché quella siamo noi a doverla pagare. Parte del successo del film fu dovuta anche alle splendide musiche di Bernard Herrmann, autore di colonne sonore che hanno fatto epoca, quali "Quarto Potere" e "Psyco". L'aderenza di De Niro al suo personaggio fu pressoché totale, tanto da spingerlo a prendere la patente di tassista e guidare un taxi durante la notte. Una volta fu riconosciuto da un passeggero, impietosito dal fatto che un attore che aveva preso l'Oscar due anni prima come miglior attore non protagonista per "Il Padrino - Parte II", gli lasciò una lauta mancia. De Niro si recò anche nello zoo cittadino per studiare il comportamento dei lupi, e adottarne l'atteggiamento nei movimenti. La famosa scena che vede Travis di fronte allo specchio rivolgendosi a un immaginario avversario, ripetendo continuamente: "Ma dici a me? Dici a me?", venne improvvisata dall'attore e lasciata così dal regista.
Nel film compaiono la giovanissima Jodie Foster, che seppure solo tredicenne non era alle prime armi perché già interprete di alcuni film, e la bellissima Cybill Sheperd nel ruolo di una attivista politica che Travis riesce a invitare al cinema e dove la porta? In uno dei cinema a luci rosse che è solito frequentare. Questa scena è forse un po' troppo esagerata anche se a impersonarla è un fuori di testa come Travis, così come poco credibile risulta il fatto che pur non dormendo mai né di notte né di giorno, il protagonista riesca ugualmente a non esplodere. Lo farà nel finale del film, quando presa a cuore la sorte di una giovanissima prostituta, per liberarla uccide tre uomini e ne ferisce un altro. Nonostante l'eccidio, Travis non passerà a quanto si capisce neppure un giorno di carcere, per poi riprendere il suo lavoro di tassista e forse - di lì a poco - ancora quello di giustiziere.
Il finale concernente la sparatoria venne virato sullo scuro per rendere le scene meno crude agli spettatori, e purtroppo gli originali non esistendo più non ci è possibile vederle così come il regista voleva che fossero. Il film è una metafora dell'America di quegli anni, della perdita dell'innocenza o meglio della perdita dell'ignoranza, che moltissimi americani ancora detenevano, e che la guerra del Vietnam contribuì a smantellare.
Rivedere questo bellissimo film così splendidamente diretto, interpretato e musicato significa rivedere o vedere, un Paese contraddittorio come l'America è sempre stata, che ha però saputo fare delle sue contraddizioni un punto di forza con il quale sollevare se stesso. La forza e la vitalità del cinema americano: da sempre il migliore, riesce a risaltare anche in questo genere di film dal tono sommesso nonché sommerso in un malinconico grigiore che lo rende -nonostante tutto ciò - denso di fascino, seppure torbido. 

Antonio Mecca


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