COERENZA MORALE , GIUSTIZIA E LIBERTA'

Nella vita e nelle opere di Vincenzo Consolo

Vincenzo Consolo vide la luce della sua bella Sicilia a Sant'Agata di Militello, provincia di Messina, il 18 febbraio 1933, stesso anno in cui il suo collega americano Raymond Chandler diede alla luce il suo primo racconto poliziesco. Dopo avere conseguito il diploma di scuola media superiore si trasferì a Milano per frequentare all'università Cattolica la facoltà di Giurisprudenza. Quindi fu chiamato a svolgere il servizio di leva, leva che come dice la famosa citazione di Archimede: "Datemi una leva e solleverò il mondo" fece sollevare il suo mondo personale di artista catapultandolo nuovamente in Sicilia. Laureandosi all'Università di Messina. Sempre nell'isola, prese a insegnare nelle scuole agrarie.
Nel 1963 l'anno del suo esordio nella narrativa con il romanzo "La ferita dell'aprile". Il giovane scrittore ha i suoi riferimenti letterari nello scrittore e saggista e conterraneo Leonardo Sciascia (al quale invierà copia del suo primo romanzo accompagnato da una lettera) e nel poeta anch'egli conterraneo Lucio Piccolo. Nel 1968 Consolo vince un concorso indetto dalla Rai e lascia la Sicilia per trasferirsi a Milano. Nella capitale morale avrà anche modo di conoscere il nostro direttore Enzo De Bernardis, del quale diverrà amico. De Bernardis dedicherà diverse sue recensioni riguardanti i libri del collega siciliano che presentava sia nella sede dell'Università della terza età sia all'Umanitaria sia in Piazza Vetra al Cattaneo. Consolo a Milano trascorrerà - salvo ritorni nella sua isola - ben 45 anni, fino a quel 21 gennaio 2012 in cui: all'età di 78 anni ancora da compiere, morirà dopo lunga malattia. A questo proposito segnaliamo come spesso il passaggio dai 78 ai 79 anni rappresenta, per gli scrittori, una sorta di salto nel vuoto, poiché molti muoiono prima di giungere alla fine del 78° anno - vedi Frédéric Dard - Sanantonio (coetaneo di Sciascia) Evan Hunter - Ed McBain, James Hadley Chase, Mario Puzo.Lo stile di Vincenzo Consolo può in qualche maniera ricordare il manierismo di Camilleri e Gadda, una reinvenzione della lingua italiana con innesti di dialetto siciliano in parte modificato. Come per molti scrittori non solo siciliani che hanno lasciato i luoghi di nascita e soprattutto di infanzia, pur andando in posti più belli e tranquilli come Roma o Milano, anche per Consolo la nostalgia provocata dall'incantamento che spesso i luoghi del Sud comportano risulta sempre in risalto nelle sue opere (romanzi, racconti, articoli). Se in Brancati questo si concretizzava nella sensualità di cui sono spesso pervasi i suoi personaggi (Giovanni Percolla, Antonio Magnano,Paolo Castorini), una sensualità che si portano addosso come un marchio anche fuori dalla Sicilia, in Consolo che più si ispirava alla lezione di vita di Sciascia questa sensualità non si trova perché più portato a una scrittura civile. Civile come i 64 articoli contro la mafia scritti dal 1970 al 2010, un arco di tempo che non rappresenta un arco di trionfo della legalità sul crimine organizzato e che si possono trovare in un bel volume pubblicato da Bompiani nel 2017 dal titolo: "Cosa loro". Certo, ci sono stati processi maxi o quater, medi o piccoli, autentici o di facciata, e delinquenti che venivano processati, condannati e incarcerati. Ma le vittorie della legalità sull'illegalità sono sempre troppo poche per illudersi che la cosa: nostra, sia stata effettivamente debellata. È inutile pensarla come una catanese che ho avuto modo di conoscere la quale affermava che "tanto si ammazzano fra di loro". Senza considerare che quando si ammazzano "fra di loro" non di rado ci va di mezzo chi non c'entra affatto e che "fra di loro" ci sono anche magistrati, poliziotti, cittadini che non vogliono assoggettarsi all'infamia del cosiddetto pizzo. Bisogna poi ammettere che la cappa di piombo provocata dal piombo delle armi impedisce il tiraggio del camino o meglio: del cammino verso una società più libera dal soffocamento che la malavita comporta. Spiace dirlo, ma se fenomeni di questo tipo sono nati e proliferati in quasi tutto il Sud lo sono per varie concause al Sud collegate a filo doppio con una corrente che invece di illuminare il paese lo folgorerà, paralizzandolo in una non resistenza o non esistenza bloccata dalla paura. Un distorto senso dell'onore e una trucida interpretazione della parola rispetto fomentano gli orrori più grandi, costringendo nelle sabbie mobili dell'immobilismo più becero la gente che in quei luoghi ci vegeta. Giovanni Falcone affermava: "La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine". Già, ma può avere anche una rinascita.La lettura dell'antologia di articoli di Vincenzo Consolo è illuminante per meglio comprendere il triste fenomeno della malavita organizzata, dalla nascita del termine mafia che purtroppo termine ancora non ha avuto fino agli ultimi pezzi che descrivono le tristi figure di Liggio e Provenzano. Complicità di ogni tipo hanno reso e arreso il Sud alle forze nere di pochi, che complici involontari la bellezza dei luoghi e della natura circostanti sembrano incatenare gli abitanti ai fondali come marinai naufragati al canto delle sirene.

Antonio Mecca

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