CRONISTA A ROMA

Dal nostro inviato
LE CHIESE ROMANE
ARA PACIS


A una estremità di via Ripetta sorge l'Ara Pacis, l'Altare della Pace di Augusto fatto costruire il 9 Avanti Cristo. Ospita il museo concernente i resti di antichi monumenti risalenti all'antica Roma. Nella parte sottostante, raggiungibile da un ingresso esterno, vengono invece ospitate mostre dedicate a vari personaggi in genere appartenenti al mondo dello spettacolo. Quella attualmente in corso è dedicata a Sergio Leone, regista romano noto in tutto il mondo. Con fotografie, documenti, brani di film e di interviste televisive Leone spadroneggia nelle sale a lui dedicate mostrando il dietro le quinte dei suoi sette film; sette come i colli di Roma; sette come i "Magnifici sette" di John Sturges, uscito nel 1960 e ispirato al film di Kurosawa "I sette samurai". Nel cast si trovava anche Eli Wallach nel ruolo del cattivo, che sei anni dopo reciterà nel ruolo del brutto nel film "Il buono, il brutto e il cattivo", surclassando gli altri due interpreti: Van Cleef, che nonostante il nome di un famoso gioielliere non riuscirà a brillare più di tanto, ed Eastwood che come attore non era certo granché. Peccato che non tornerà, questa volta nel ruolo del buono, nel film "Giù la testa", poiché i produttori americani gli preferiranno Rod Steiger fresco di Oscar per "La calda notte dell'ispettore Tibbs". Steiger, ottimo attore anche lui, ma privo dell'empatia che Wallach possedeva. 

La mostra, inaugurata il 2 giugno 2020 offre l'occasione per vedere o rivedere anche Ennio Morricone, che con il suo consueto brio racconta la genesi delle sue musiche western. Inedita è poi la visione di Sergio Leone in sala di doppiaggio, quando concorda con il rumorista sul come procedere nella serie dei rumori, i quali allora erano artigianalmente prodotti e affidati alla bravura manuale dell'addetto in carica. È indubbio che Sergio Leone abbia rappresentato nella sua troppo breve carriera di regista: 23 anni, una pietra miliare nel pantheon cinematografico, contribuendo a variare il genere western non solo per quanto riguarda il contenuto della storia, ma anche e soprattutto per la tecnica adoperata e manifestata nell'uso dei primissimi piani, della violenza da taluni definita esasperata ma che ben si adattava alla realtà del West ottocentesco, che l'irrealtà cinematografica americana in vigore fino agli anni '50 del Novecento aveva edulcorato troppo.

È vero che il regista italiano, come del resto da lui affermato più volte, si era ispirato al bullismo romano in generale e a quello trasteverino in particolare, ma la violenza che imperversò nell'Ovest americano era indubbiamente quella, e la strage di indiani attuata per consentire la colonizzazione del territorio sta a dimostrarlo. Molti personaggi realmente esistiti e assurti al ruolo di eroi furono in realtà furfanti o fanfaroni o l'una e l'altra cosa insieme. Resta però da aggiungere che ogni Paese ha mitizzato il proprio passato, noi in primis. Vedere questa mostra: comprendente anche armi e abiti di scena, come quello indossato da Claudia Cardinale in "C'era una volta il West" e che con il suo sorriso disarmante di allora avrebbe almeno in teoria potuto soggiogare molti delinquenti, significa fare un'immersione nel nostro non lontano passato che ha saputo ricreare il lontanissimo passato di un Paese rendendolo più crudo ma anche più affascinante. Come poi altri registi: americani questa volta - Peckinpah in primis - hanno saputo fare. Sarebbe stato bello se il figlio di Leone: Andrea, avesse diretto un western così come si vociferava chiamando a musicarlo il figlio di Morricone: Andrea pure lui di nome e musicista di fatto. Solo che ricreare quella atmosfera appartenente a un'epoca ormai lontana suonerebbe falso come un dollaro di latta. 


Antonio Mecca



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