Essere non essere

L'illusione che uno sia e invece non è

Lui le era costantemente accanto, lasciandola solo per pochi istanti al giorno, in quel caso sostituito dalla badante che ormai da molti anni era sua compagna di sventura. Maria Luisa guardava senza vedere, ascoltava senza comprendere. Era oramai così da anni, sebbene a prima vista non sembrasse poi così grave. 
Ogni tanto pareva che il suo sguardo comprendesse qualcosa, perché un luccichio negli occhi brillava come il riflesso dell'intelligenza che un tempo l'aveva avvolta permettendole di recitare, di ironizzare, di primeggiare. Maria Luisa era stata attrice teatrale prima e cinematografica dopo, per tornare poi al teatro e apparire più volte in Tv. Scrittrice anche, di due libri leggibilissimi e ottimamente venduti, perché da lei stessa pubblicizzati. Comunicavano più che altro con gli occhi, Roberto e Maria Luisa, e lei gli si affidava completamente, totalmente, come fiduciosa di quel compagno che la accudiva con grande senso di responsabilità. Uscivano anche, lasciando la casa sita nella vicina piazza del Popolo e percorrendo la piazza e la soprastante Villa Borghese.
Romana fino al midollo, Maria Luisa talvolta sembrava riconoscere perché già le aveva percorse innumerevoli volte quelle piazze, quelle strade, quei giardini che le si proponevano allo sguardo. Qualcuno finiva per riconoscerla, ma lo sguardo di lei lo teneva a debita distanza, come il debito che uno spettatore grato aveva nei suoi confronti di attrice dal grande smalto, uno smalto che aveva ricoperto non solo le unghie ma anche tutto ciò che quelle unghie avevano graffiato, per poi riproporlo allo spettatore con quella voce roca, quel suo sguardo ironico e tenero al tempo stesso, quella bellezza che sempre la contraddistingueva e che a volte sembrava sottomettere anche lei stessa, in una faccia di popolana tipicamente romana che la bellezza ripuliva e rinfrescava dopo essere stata sommersa nell'acqua pura di una sorgente. Quando lui le faceva vedere la sua immagine in Televisione: in film, commedie, interventi televisivi, lei guardava senza riconoscersi, quasi una lastra fotografica che non sviluppa nulla, che non riporta immagine alcuna. Roberto parlava, e lei sembrava ascoltare. Lui ricordava innumerevoli momenti vissuti insieme, e quei momenti si sovrapponevano a quel triste presente, e qualche volta nei sogni le appariva come era stata, nella sua sfolgorante bellezza di donna e di attrice. Erano sempre momenti esaltanti, sebbene tristi, perché Maria Luisa aveva cominciato a deragliare con la mente da circa vent'anni. Ma lui le era sempre stato accanto, come la ragazza protagonista del racconto di Fitzgerald "La feccia della felicità", nel quale una giovane donna veglia sul corpo esanime dell'uomo da lei tanto amato. Ecco: per lui la cosa era più o meno la stessa, e quell'amore vissuto a lungo, praticamente eterno, non poteva e non doveva concludersi con la fine dell'esistenza terrena. Nel cielo romano che a entrambi tanto piaceva, lui a volte sembrava rivedere fra le nuvole bianche, quasi il volto di lei, un volto che non lo fissava più seriamente come in vita, ma serenamente - e riconoscente - per tutto quello che per lei aveva fatto. Essere, non essere: spesso non era, ma l'illusione che qualche volta lei ancora fosse, lui sembrava percepirla, e di questo era grato al cielo.
Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
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