GIALLO A VERBANIA 11

Suonai il campanello e aspettai che si producesse un evento. Che di lì a poco si concretizzò con la porta che venne aperta da una donna ancora giovane, veleggiante sulla quarantina come una imbarcazione sospinta dal vento. E come quella filava col vento in poppa, anche questa poteva usufruire del sospiro dei maschi che ansimavano sulla sua duplice poppa. Si capiva dal suo sguardo che non era serena, e sì capiva anche il perché quando si era a conoscenza della scomparsa della figlia di cui ancora non si era saputo nulla. Attese inquadrata sulla soglia come un segnalibro fra le pagine di un romanzo aperto, un segnalibro che era stato un fiore fresco e vivo ma che la lunga permanenza fra le vecchie pagine ammuffite di un libro polveroso aveva inevitabilmente sciupato e appassito.

- Buongiorno, signora. Mi chiamo Solmi, sono un investigatore privato. Le mostrai la licenza.

- Sto indagando sulla scomparsa di un ragazzo americano avvenuta a Verbania, scomparsa che sembrerebbe incrociarsi con quella di sua figlia Anna. Un’ombra di stupore si sovrappose all’ombra di tristezza già presente sul suo volto.

- Non capisco… - mormorò.

- Allora siamo in due; anch’io sto cercando di capire. Restammo in silenzio per qualche istante. Poi lei si scostò dalla porta invitandomi ad entrare. Feci il mio ingresso in quello che una volta veniva definito tinello, vale a dire il salottino povero della casa. Quello buono era più in là, moderno e luminoso poiché attingeva la luce da due finestre collocate ai lati opposti della stanza. Ma la luce: che la donna sperava di ricevere, era quella relativa alla verità sulla scomparsa della figlia, era la luce dei suoi giovani occhi che avevano illuminato chi le stava di fronte.

- Si accomodi e si spieghi meglio – mi disse con voce il cui tono sembrava riecheggiare una speranza, seppur remota. Non mi feci pregare. Le raccontai così della scomparsa di Tom e del biglietto di andata e ritorno Laveno-Intra che Anna aveva acquistato alle ore 15,00 del 17 ottobre, il quale riportava la presenza di una moto di piccola cilindrata e che avevo trovato nel giardino interno di un albergo in disuso. Poi della notizia inerente la scomparsa della figlia riportata sulle pagine del quotidiano locale. Tacqui, aspettando una sua reazione.


Antonio Mecca

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni