GIALLO A VERBANIA 16

Non mi feci pregare, anche perché era un pensiero non lungo e articolato, quindi per spiegarlo non occorreva molto.

- Tom e Anna si trovavano lì non tanto per amoreggiare, visto lo squallore del luogo, ma per osservare la costruzione in stile liberty che al giovane architetto interessava. Anna deve essere giunta all’esterno dell’ostello con il suo motorino e avere suonato il clacson per avvertire Tom del suo arrivo. Ecco per quale motivo il ragazzo: che stava consultando un grosso volume di architettura italiana, lo ha riposto in uno scaffale della biblioteca dell’albergo. I due devono essere stati sorpresi da qualcuno che forse già si trovava sul posto, magari in cantina, magari intento o intenti nel compiere qualcosa di illegale. Qualcosa di illegale alla quale si è aggiunta la doppia aggressione ai due giovani e il loro probabile assassinio. Il silenzio gravò sulla stanza. Fu poi rotto dall’uomo, che disse: 

- Cosa intende fare? 

- Recarmi alla polizia, o meglio: telefonare loro affinché vengano qui. L’uomo rise. Parve la sua la risata di un lupo fino a un istante prima scambiato per un cane e magari un cane castrato, ma che finisce per rivelare la sua vera identità tramite il tipico latrato di bestia selvaggia.

- Non credo che ti sarà possibile, amico.

Dalla tasca destra cavò una pistola, non eccessivamente grossa ma il cui aspetto incuteva rispetto.

- La polizia dovevi chiamarla prima, imbecille. Ora è troppo tardi.

- Qualcuno è al corrente della mia visita qui – bluffai. - Per cui come intendi muoverti, scimmione? Eliminando anche altre persone?

- Mi basta eliminare te.

Mi rivolsi alla donna.

- È il suo caro bambino? Non ha preso molto da lei, se invece di ereditare il mitra ha preferito usare la pistola. Oppure la sua è semplice modestia? La donna si limitò a sorridere, sebbene il suo fosse un sorriso cattivo.

- Guido è nato quando la guerra si era da poco spenta. La guerra, ma non l'odio fra le due parti in causa, che si è protratto per molto tempo ancora. Quando l’ho messo al corrente delle armi nascoste nella cantina del nostro albergo, ha deciso di metterle a disposizione di quelli che entrambi consideravamo i nuovi partigiani degli anni ’70.

- Cioè i brigatisti?

- Infatti. Avevamo riposto in loro, io e i miei ex compagni, molte aspettative. Aspettative che poi sono andate deluse.

- E quali aspettative avevate riposto in quei pazzi assassini? Quale fine avrebbe fatto la nazione se avessero preso il potere?

- Forse maggiore uguaglianza fra la gente del popolo.

Sorrisi. – L'uguaglianza la si sarebbe raggiunta solo con la morte – dissi.

Avevo appena finito di parlare, che un colpo sulla mia testa sancì la fine del colloquio e forse anche di tutto il resto.

Antonio Mecca


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