GIALLO A VERBANIA 19

Non mi addormentai forse perché bagnato, certo perché infreddolito. Sentii così una sirena in lontananza, proveniente non dal fondo del lago perché tesa ad attirarmi a lei nei fondali infidi, ma dalla strada- infida anch’essa. Poi la sirena si spense, e con essa

anche il motore dell’auto che la comandava. Il portiere andò incontro agli agenti, due uomini in divisa uno dei quali – per ogni evenienza – teneva la mano posata sul calcio della pistola.

- Eccolo lì – disse il portiere indicandomi.

Salutai i colleghi delle forze dell’ordine regolarmente costituite con un cenno della testa che dovette spedire loro non poche gocce d’acqua, a mo’ di aspersorio che ha fatto il pieno nell’acquasantiera.

- Cosa è successo? – chiese il più elevato di età nonché di grado. – Chi è lei?

- Un detective privato di Milano. I documenti non li ho con me poiché devono essermi stati trafugati dai miei rapitori. Alloggio all’ostello in Castagnola. Ero alla ricerca di un ragazzo americano scomparso da una settimana. Quasi sicuramente è stato ammazzato insieme a una ragazza sua amica risiedente a Cittiglio. Gli assassini sono gli ex proprietari dell’hotel Diana, in via Vittorio Veneto. Potete accompagnarmi in albergo? Vorrei asciugarmi e cambiarmi i vestiti.

- Va bene – acconsentì l’agente. – Salga con noi in auto.

Prima di farlo mi rivolsi al portiere.

- La ringrazio per la collaborazione.

Lui sorrise. 

- Di nulla. Dovere.


Antonio Mecca


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