GIALLO A VERBANIA 20

Durante il tragitto che da Ghiffa mi riportò in Castagnola, all’ostello in cui dal giorno prima mi trovavo alloggiato, ripetei ancora una volta l’intera vicenda ai due agenti seduti davanti a me. Poi, una volta giunti all'albergo, scendemmo dall'auto e fui io ad andare a suonare il campanello della porta di ingresso. Di lì a pochi secondi apparve la proprietaria, sorpresa alla vista di come ero ridotto e a quella della polizia.

- Cosa succede? – chiese nel vedermi così conciato.

- Cosa è successo – corressi. – E cosa succederà da qui a poco – conclusi senza precisare.

Pregai i due poliziotti di aspettarmi per il tempo necessario che avrei impiegato per asciugarmi e cambiarmi d'abito. Nella mia stanza potei finalmente togliermi di dosso il tutto, faticando non poco nello sfilarmelo – soprattutto le scarpe, le quali parevano incollate ai piedi. Dopodiché entrai in bagno e mi piazzai sotto la doccia, una doccia di acqua calda miscelata con un bagnoschiuma profumato e rinvigorente. Una volta asciugatomi, indossai camicia e pantaloni asciutti a loro volta e calzai le scarpe di riserva. Dalla valigia presi anche qualcos’altro: la pistola calibro 38 che è solita accompagnarmi quando sono in missione e i selvaggi circostanti ancora troppo numerosi e non convertiti da permettermi di poter passeggiare privo di adeguato aspersorio. Quando fui ridisceso trovai ad attendermi, insieme alla coppia di agenti di prima, altri due loro colleghi nel frattempo sopraggiunti. Stavano discutendo con la ancor giovane e bella proprietaria, che oramai tranquillizzatasi aveva ripreso a recitare l’eterna commedia di seduzione che intercorre da sempre fra uomini e donne.

- Eccomi pronto – esclamai dopo avere sceso le scale. 

- Un vero e proprio figurino – commentò il capopattuglia.

- E non solo in senso figurato – aggiunsi sorridendo.

Lasciammo l'albergo con le due auto della polizia fra le quali quella in precedenza da me già occupata, stando bene attento a non sedermi nuovamente sul posto ancora bagnato. Arrivammo a sirene spente davanti al cancello della casa di Sara Martinelli. Scendemmo. Il capopattuglia suonò il campanello. Aspettammo quindi una risposta, che però non venne. Finalmente una voce a me ben nota rispose.

- Chi è?

- Polizia. Apra.


Antonio Mecca



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