GIALLO A VERBANIA 21

Invece di aprire l'uomo chiuse il contatto del citofono. Il poliziotto ordinò ai suoi uomini di forzare il cancello. Uno degli agenti infilò una chiave universale nella serratura e dopo aver armeggiato per alcuni secondi il cancello cedette. Entrammo nel giardino correndo fino all'ingresso della casa. Le finestre del piano terra erano illuminate. La porta che immetteva nella casa era chiusa come lo era stato il cancello, e come questo subì lo stesso trattamento. Il capopattuglia estrasse l’arma d'ordinanza e sparò alla serratura. Anche gli altri agenti avevano estratto le proprie pistole, e tutti insieme varcammo la soglia. Dalla stanza del soggiorno venimmo accolti da una raffica di mitra. Sembrava quasi che a sparare fosse stata la ragazza fotografata decenni prima, la giovane partigiana entrata armata in città con sul volto fiero un'espressione di trionfo. Sdegno nei confronti della propria gente che aveva continuato a farsi gli affari propri delegando la battaglia con il nemico a un manipolo di persone ridotto al minimo. Al mitragliatore si unì il controcanto di una pistola di grosso calibro.

- A terra! – gridò ai suoi uomini il capopattuglia, prima che nella parte sotterranea ci finissimo tutti. Poi rivolgendosi agli sparatori: - Gettate le armi a terra e sollevate le mani!

- Andatevene! – fu la risposta, sciocca e assurda al tempo stesso. Quindi il mitra riprese a sgranare il suo rosario di morte, costringendo gli agenti a rispondere al fuoco. Due di loro si gettarono fuori dai propri nascondigli sparando all’impazzata e avanzando di qualche metro fino a dove i banditi si trovavano asserragliati. Uno degli agenti venne colpito e cadde sul pavimento. Estrassi a mia volta la pistola, ne sbloccai la sicura e esplosi tre colpi in rapida successione. Avvertii due proiettili fischiarmi raso testa, ma continuai ad avanzare ugualmente con coraggio e incoscienza spinto da un sentimento di rivalsa per quello che quei due bastardi mi avevano fatto subire. Vidi stagliarsi la figura del figlio della donna al quale dovevo così tanti dei miei guai recenti. Gli puntai contro l’arma prima che lui potesse fare con la sua la stessa cosa contro di me. Premetti quindi il grilletto: due volte. Lo vidi inarcarsi all'indietro, ma lui invece di dare piombo a sua volta si limitò a riceverlo.

- Non sparate! – implorò il suo complice dopo avere gettato a terra la propria arma.

- In alto le mani! – intimò ancora il poliziotto. Quello non se lo fece ripetere. L’altro no perché impossibilitato dalle ferite subite, che non mi parvero gravi.



Antonio Mecca

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