GIALLO A VERBANIA 23

Eravamo in cinque presenti nella sala del commissariato adibita a parlatorio. Il giudice Anselmi, il commissario Alderisi, uno stenografo, il mio cliente americano, e io. Era ormai passata l'alba da un pezzo. Avevo telefonato a Felix Anders che alloggiava al vicino hotel Majestic, il quale ci aveva raggiunti al più presto. Era stato messo al corrente di quello che era successo al figlio e alla sua amica. Entrambi uccisi, i loro corpi fatti sparire in fondo al lago, al largo di Ghiffa dove il Maggiore è più profondo e dove anche io ero destinato a finire. L’uomo aveva il viso segnato dalla stanchezza e dalla tristezza; la disperazione per ciò che era successo era ormai stratificata in lui da tempo, perché già da tempo si aspettava ciò che adesso aveva appreso.

- Sara Martinelli aveva nascosto, in combutta con altri suoi compagni partigiani, molte delle armi utilizzate durante la Resistenza. Alcune furono utilizzate pressoché subito per compiere delle vendette nei confronti di ex fascisti. Altre vennero usate nel corso degli anni seguenti per rapine cosiddette proletarie e - una volta affacciatesi nell'agone politico le brigate rosse - furono messe a loro disposizione. Inizialmente perché si allenassero imparandone l'uso; in seguito per i loro attentati.

Il magistrato si interruppe, per bere da un bicchiere colmo d'acqua. Quindi riprese: - Nella banda oltre alla Martinelli e al figlio Guido c'erano altre sei persone, in parte ex partigiani e in parte ex brigatisti. Il deposito di armi si trovava nello scantinato dell’albergo Diana e li ha continuato a rimanere anche dopo la chiusura dell’albergo. Un giorno in cui Guido Martinelli e Alessio Baresini si trovavano nello scantinato, nel risalire alla superficie si trovarono faccia a faccia con Thomas Anders e Anna Giansiri, che erano lì perché Tom: architetto neo laureato, era un appassionato di architettura italiana del passato, e la facciata del vecchio albergo aveva uno stile che a lui interessava. I due giovani vennero uccisi e poi: di lì a qualche ora, trasportati con il motoscafo di Guido Martinelli al largo di Ghiffa, e insieme al motorino della ragazza gettati a fondo. 

Altra pausa. 


Antonio Mecca



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