I BASTARDI NON MUOIONO - QUARTA PUNTATA

L'uomo fermò l'auto accanto al cancello e scese. Controllò che il nome sulla cassetta postale fosse quello giusto, quindi spinse il cancello, che si aprì senza opporre resistenza. Lentamente e a fatica percorse il sentiero in terra battuta, giungendo infine davanti alla massiccia porta d’ingresso. Qui si fermò, estrasse la pistola e abbassò la maniglia. La porta girò sui cardini, silenziosamente, aprendosi come la pesante copertina di un libro intento a scoprire la propria storia, il dramma in esso contenuto. L’uomo entrò, guidato dal chiarore lunare che metteva in risalto il vestibolo contenente alcune vecchie poltrone appoggiate contro le pareti, un tavolino dal ripiano impolverato, un paio di grossi quadri a olio raffiguranti paesaggi persi nel tempo e nella memoria. Una scala di marmo bianco sporco come acqua putrida ghiacciata, si innalzava con la maestosità ormai perduta da tempo di una stola di visone ormai priva di valore indossata da una donna ormai priva di nobiltà.
Dal piano superiore filtrava la stessa luce gialla vista dall'esterno, una luce sporca e stanca.
La figura di una donna si stagliò netta sulla soglia, come intagliata dalla fredda lama di un'ascia.
La luce lunare proveniente dalla finestra alla sua sinistra le illuminava il viso, un viso scavato e teso, stanco della vita e dell’odio che la alimentava.
L'uomo salì fino a lei, la pistola sempre stretta in pugno. Gli occhi della donna lo fissavano come quelli di una gatta, inquieti e inquietanti. Come la sua voce, che con tono privo di timbro, privo di inflessioni, privo di tutto, disse.
- Sei ancora vivo…
- I bastardi non muoiono – rispose lui. - Sei stata tu stessa a dirlo.
Lei non manifestò reazione alcuna. Lui riprese a parlare, con voce stanca ma implacabile quanto la marcia di un soldato. Un vecchio soldato senza più vittorie all'orizzonte, senza più orizzonte stesso.
- Ho ucciso tuo padre perché era un traditore – rivelò.
La donna indietreggiò con violenza contro la parete, come se fosse stata colpita da uno schiaffo.
- No… - sembrò implorare. - No…
- Eravamo entrambi partigiani, ma lui verso la fine del conflitto aveva preso a uccidere persone che nulla avevano a che vedere con l'ideologia avversa. Uccideva - e altri con lui - per derubare, per arricchirsi. Quando ho minacciato di denunciarlo, ha tentato di ammazzarmi, ma io sono riuscito a precederlo. 
- Tu menti! - gridò la donna con voce straziata di femmina tradita. Tradita dall’amore inutilmente riversato su di una persona che all'improvviso si scopre essere diversa, estranea, sconosciuta.
- Ho mentito tanti anni fa, per amore verso tua madre. Non ho rivelato a nessuno di quali nefandezze si era macchiato suo marito, e il risultato è stato quello di indurla a credere che glielo avessi ucciso per gelosia. Ma non è stato affatto così. Lei continuava a fissarlo con i suoi occhi spiritati, la bocca tremante di un tic nervoso. E lui pensò a quanto somigliasse alla madre, la donna che aveva tanto amato ottenendone in cambio solo odio e disprezzo. Convinta che gli avesse ucciso il marito per poterla avere per sé, aveva allevato la figlia nel culto della vendetta, delegandola a sua vendicatrice. 
Colmo di amarezza l'uomo ripose la pistola nella fondina, si voltò e ridiscese le scale. Alle sue spalle udì un singhiozzo, e fu come lo strappo che il presente separa dal passato. Uscì nel giardino attraversandolo con passo stanco, la ferita alla gamba che gli bruciava sempre più, al pari di quella che gli lacerava l'anima. Sollevandosi il bavero del soprabito varcò il cancello.

Cominciò a piovere ancora prima che riuscisse a risalire in auto. Seduto dietro al volante osservò il parabrezza punteggiato di gocce. Pareva una fronte imperlata di sudore a causa della mente impegnata a ricordare qualcosa. O a cercare di dimenticarla. Azionò il tergicristallo e ripartì. E mentre la pioggia prendeva a scendere copiosa, sembrò all'uomo che l'incantesimo maledetto che tanto gli aveva oppresso l’esistenza si andasse finalmente sciogliendo, diluendosi sotto la pioggia purificatrice e restituendogli - se non più la purezza originaria - per lo meno il simulacro di una nuova speranza, di un ultimo seppur limitato orizzonte.

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