I VIAGGI DI GULLIVER - Jonathan Swift

La letteratura universale
a cura di Antonella Di Vincenzo

INCIPIT
Bisogna accostarsi a Gionata Swift con l'animo ben disposto e compenetrato dall'onore che il gigante ci concede. Simile ad uno di quei brobdingnaghesi alti come campanili, tranquilli e freddi per la stessa coscienza della loro forza, egli acconsentirà a prenderci con garbo tra il pollice e l'indice per innalzarci fino all'altezza del suo viso, e noi potremo allora contemplare quella immane fisionomia resa brutta dalla sua stessa vastità e tormentata dall'abitudine di vedere gli uomini e le cose troppo dall'alto. Lo vedremo spesso ridere, e rideremo con lui, ma di qual riso! Lo spalancarsi di quella bocca grande come un forno che scopre dei denti lunghi un braccio, la smorfia di quei boscosi sopraccigli e l'ammiccare di quegli occhi simili a lucidi specchi crudeli ci muovono ad un'ilarità convulsa, che pare diletto ed è piuttosto paura. Il gigante che sghignazza ha sempre qualcosa dell'orco che pregusta il sapore delle nostre carni; i suoi lazzi mettono i brividi, la sua allegria ci fa sentire tutta la pochezza della nostra persona: bisogna desiderare, pure avvampando di vergogna, che egli si diverta ancora alle nostre spalle, perché quando diventerà serio chi gl'impedirà di divorarci?


FINIS
Avrei molti altri motivi di lagnanza, ma non voglio tormentare più oltre voi e me. Confesso francamente che qualche rimasuglio della mia natura di iahù si è manifestato di nuovo in me, per il contatto inevitabile con taluno della nostra specie, e particolarmente con le persone della mia famiglia: altrimenti non avrei mai neppur concepito lo sciocco disegno di riformare i 456 costumi degli iahù in questo paese. Ma ormai ho rinunziato a simili fantastici piani, per sempre. 
2 aprile 1727




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