IL GIALLO DELLE 20:00

Capitolo nove

In ospedale ricucirono la mia ferita e salvarono la vita di Sylvia Anderson. Che alla fine, messa alle strette dalla polizia, confessò di avere ucciso il marito e la sua giovane amante dopo averli raggiunti nel motel dove erano soliti andare a letto. Era entrata nel bungalow mediante una chiave falsa che si era fatta costruire dopo avere preso il calco della serratura. Li aveva uccisi entrambi con la stessa pistola che aveva usato per uccidere il gangster. Dopo avere infilato i cadaveri in due sacchi dell’immondizia li trasportò in una discarica non lontano da San Diego. In quanto al denaro, che il marito teneva nascosto nella bottiglieria da lui gestita, l’aveva prelevato e occultato in un bosco non molto distante da Nort Beverly Drive. Con quella somma: oltre centomila dollari, intendeva recarsi in Europa, a Parigi, e vivere di rendita fino alla fine dei suoi giorni. Quindi il depliant sulla Francia era per lei, non per il marito che al massimo avrebbe potuto recarsi in Messico, in qualche lercio paese rigurgitante di taglia gole come lui. Dell’America Sylvia ne aveva piene le scatole; del resto sua madre era originaria di Parigi e gliene aveva parlato bene fino allo sfinimento. In quanto a me, dopo una serie di interrogatori condotti dai fuoriserie della polizia, ero stato scagionato da ogni sospetto di reato e intervistato anche dal Los Angeles Examiner, il quale mi aveva dipinto come un eroe senza macchia e senza paura, rammentando al pubblico dei lettori alcune delle mie passate imprese che più avevano colpito la fantasia popolare. La polizia aveva poi arrestato alcuni degli ex soci di Anderson e  il capo dell’Organizzazione, un vecchio farabutto che si era arricchito sulla pelle bucata dagli aghi delle siringhe ipodermiche dei tossicomani resi tali dalla sua bianca merda in polvere. In quanto a lui e a quelli come lui, erano delle merde che di bianco avevano solo gli assegni che talvolta firmavano per i politici corrotti che li proteggevano. Una razza, quest’ultima, che non accenna minimamente a scomparire.
Uscii dall’ospedale e tornai nella mia casa vuota e silenziosa come sempre. Andai anche in ufficio, dove nessun cliente mi stava aspettando. Decisi che lo avrei chiuso, per concludere in bellezza almeno un'esistenza: quella di un detective privato a nome Lew Miller.

Antonio Mecca

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni