IL GIOCOLIERE DELLA LETTERATURA 23

Il canto soave degli uccellini dava festoso il buongiorno, e lui si sentì felice. Quante volte il suo eroe si era trovato in situazioni simili, riuscendo sempre a uscirne per il rotto della cuffia. E adesso la vita imitava l'arte, con lui che ricalcava il suo personaggio. La sua auto ovviamente non c’era. Prese a scendere la stradina che portava al paese con passo deciso, mosso dalla iniezione di adrenalina che il buon esito della sua brutta avventura gli aveva trasmesso. La piazza del paese con la vecchia chiesa, il bar-panificio-edicola-tabacchi era già aperto. Del resto, come mostrato dall’orologio del campanile, erano le cinque e un quarto. Avanzò nella piazza con la ferma intenzione di entrare nel locale e chiedere alla padrona che già lo conosceva di chiamargli un tassì. Ma non riuscì’ nell’intento. Un bruciore insopportabile proveniente dal petto lo indusse a fermarsi, colto da improvviso affanno. E un successivo colpo lo fece stramazzare al suolo.

Riemerse alla vita senza sapere quanto tempo dopo, ritrovandosi tra le fresche e pulite coltri di un letto.

Un letto inequivocabilmente di ospedale. La donna sedutagli accanto era ancora giovane e carina. Era sua moglie, la sua seconda moglie. Francoise.

- Frédéric! - lo chiamò lei dolcemente. - Come ti senti?

Lui avrebbe voluto risponderle, ma non vi riuscì. Aprì la bocca, come un pesce, senza però riuscire ad emettere parola.

- Non sforzarti, Amore. Sei stato operato al cuore, e hai bisogno di tempo per recuperare.

La porta della stanza si aprì, un giovane medico in camice bianco fece il suo ingresso.

- Monsieur Darc - esclamò sorridendo, - felice di vedervi riemergere alla coscienza.

. Una coscienza non l’ho forse mai avuta - gli riuscì di dire.

- Siete stato operato ieri, vi trovate all'ospedale di Lione. Abbiamo avvertito vostra moglie, immediatamente partita dalla Svizzera per raggiungervi in serata.

- C’è anche Josephine - aggiunse la moglie. - È scesa poco fa per fare colazione.

Lo scrittore sorrise. Sentirsi amato lo rendeva felice. Per quanto amante della solitudine, non lo era al punto tale di voler fare a meno di gente che lo amasse. E al primo posto c’era sempre stata la famiglia, la sua tribù, come l’aveva soprannominata. Dapprima quella di origine: madre, sorella e nonna in primis. Poi, quella formata dalla prima moglie e dai loro due figli. Quindi, quella composta da Francoise e Josephine, la loro bambina. Bambina che oramai aveva ventotto anni, sebbene per lui rimanesse sempre una bambina. Ed eccola, la bimba, fare il suo ingresso. Una ragazza alta, bella, sorridente, sicura di sé.

- Papà! - esclamò nel constatare che il padre aveva ripreso conoscenza. - Oh, papà… Che gioia vederti tornato in vita.

Quasi fosse morto e quindi resuscitato. Ma era poi una gioia tornare in vita, alla sua età e con la poca salute di cui disponeva? Il medico riprese a parlargli.

- Monsieur Darc, la polizia desidera farvi alcune domande. Ho promesso di avvisarla quando avreste ripreso i sensi. Ve la sentite di riceverli per pochi minuti?

Lui annuì. - Sì, certo - disse poi.

- Bene. Adesso li avvertirò. Be’: a più tardi. – E uscì.

Madre e figlia si appressarono al suo capezzale, sorridendogli con dolcezza. E lui ebbe la conferma, una volta di più, che solo le donne possono appagarti in tutto, quando sono davvero un tutto, e quindi una parte anche di te. Non si può fare a meno di loro, perché loro rappresentano una sorta di paradiso in terra.

Fissò le due donne della sua vita con riconoscenza, per poi chiudere gli occhi in un dolce dormiveglia.

Una presenza diversa nella stanza lo indusse a svegliarsi. Vide così due uomini, uno di mezza età e l'altro giovane, entrambi con l'espressione che tutti loro assumono dopo anni passati a svolgere quella professione, che mentre la si svolge ti coinvolge sempre più.

Troppe cose brutte viste, troppe menzogne ascoltate, come scriveva il suo collega Chandler in un romanzo.

I due si avvicinarono al letto, e lui ebbe come l’impressione di un deja-vu, di stare rivivendo una scena già vissuta in passato, e proprio da lui. Precisamente, trentaquattro anni prima, quando aveva tentato il suicidio e gli era andata bene. O male, cosa dire.

- Bonjour, Monsieur – disse il più anziano dei due. – Commissario Georgel; e questi - aggiunse indicando il collega - è l'ispettore Mignon.

Frédéric Darc ebbe l’impressione, ancora una volta, di stare rivivendo una parte del suo passato. Gli sembrò allora di ricordare. Quarantaquattro anni prima, in un suo vecchio romanzo della serie poliziesca con protagonista il proprio commissario…


Antonio Mecca

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