IL MONTACARICHI

Riappare dopo 50anni il romanzo di Frédéric Dard

È uscito di recente un libro pubblicato per la prima volta in Francia nel 1961, e in Italia nel 1966. Ora la casa editrice Rizzoli ne ha affidato la nuova traduzione a Elena Cappellini, ed ecco che "Il montacarichi": questo il titolo del romanzo di Frédéric Dard, riappare in Italia a 53 anni dalla sua prima apparizione, una distanza che permette di vedere con maggiore lucidità la bellezza del suo stile. 
La vicenda è ambientata a Levallois, grossa cittadina a nord-ovest di Parigi, quest’ultima tanto è grandiosa e luminosa da venire definita da sempre Ville Lumiere mentre la prima è grigia e priva di grandiosità. Il protagonista, Albert, è tornato nel suo quartiere dopo avere scontato alcuni anni di carcere per l'uccisione della propria donna, aggettivo questo usato dagli uomini spesso in maniera impropria, visto e considerato il senso di possesso che molti uomini detengono nei riguardi delle donne. Qui incontra la bella e misteriosa, Marthe, madre di una bambina e moglie di un uomo che di professione gestisce una legatoria ma che non fa abbastanza per tenere legata a sé la propria moglie che sistematicamente tradisce. 
Albert se ne innamora, ma quell'amore che si svolge nell'arco di 24 ore finirà per riavvolgersi sull'uomo e legarlo in maniera così stretta da farlo soffocare. Centro nevralgico della vicenda è il montacarichi, con il quale i due protagonisti salgono e scendono spesso, quasi una calata agli inferi o una ascesa al patibolo. 
Il romanzo è stato definito dall'autorevole giornale inglese "The Guardian": 'Pietra miliare del noir francese' (molti giornali autorevoli spesso stranieri, soprattutto se inglesi, sono autorevoli). Resta il fatto che al di là di una possibile esagerazione, al di là della considerazione alta, il libro di Frédéric Dard è un ottimo romanzo, che convince, avvince e tiene legati alla pagina scritta: bene. Le atmosfere alla Simenon qui evocate non sono tipiche soltanto dell'autore belga naturalizzato francese, perché è forse tipico della Francia possedere un certo grigiore nel quale basta intingere il pennino della stilografica per usarlo come livido inchiostro con il quale descrivere ambienti e persone e cose in rilievo. A questo grigiore va contrapposto ovviamente il grigio dell'omonima materia grigia che uno scrittore deve possedere e dalla quale essere posseduto. 
Frédéric Dard questo ce l'aveva, e la smania di scrivere si è mantenuta alta in lui provvedendo a ben mantenerlo per oltre mezzo secolo facendogli produrre circa 300 romanzi. In quel 1961 nel quale "Il montacarichi" fece la sua apparizione, nove furono i romanzi da lui pubblicati, di cui cinque come San-Antonio che è poi lo pseudonimo principe che lo ha reso un re nel proprio Paese e da lui adottato fin dal 1949. In quel lontano 1961 l'allora quarantenne scrittore si era innamorato della giovanissima figlia del suo editore, Francoise De Caro, la quale avrebbe di lì a poco divorziato dal marito, iniziando una relazione col più stagionato scrittore. Di lì a quattro anni Dard - oppresso dai sensi di colpa riguardanti la propria moglie e la propria figlia ancora adolescente - avrebbe tentato il suicidio, salvato in extremis dalla moglie Odette. Ma nel 1966: anno della prima pubblicazione in Italia de "Il montacarichi", il famoso scrittore e la bella Francoise sarebbero andati a vivere insieme, dapprima a Parigi e poi in Svizzera. Si vede che era destino farlo, perché un rimorso seppure cocente è forse preferibile a un rimpianto seppure continuo. Così come rimpianto c'è per quanto riguarda lo stop che Dard-Sanantonio ha avuto nel nostro Paese, così prodigo nei riguardi di altri scrittori ma ma non verso Frédéric Dard, di cui mancano all'appello in Italia 61 Sanantonio e una ottantina di romanzi siglati con varie firme. È poi interessante aggiungere per quanto riguarda "Il montacarichi" che l'anno seguente l'uscita del libro venne ricavato un film da noi intitolato "La morte sale in ascensore", con protagonisti Robert Hossein e Lea Massari. Hossein, amico di Dard, sarebbe stato nella realtà la trasposizione ideale del commissario Sanantonio, perché il suo viso bello e un po' malinconico ben si adattava alla malinconica bellezza che Frédéric Dard trasfuse nel proprio originale e unico personaggio di fantasia. 

Antonio Mecca