IL PIACERE DI RIVEDERLA

Bene fa la Rai a ritrasmettere spezzoni di programmi che hanno per protagonista Raffaella Carrà, di certo la nostra soubrette più preparata e amata. Rivederla in bianco e nero o a colori, giovanissima o meno giovane ma sempre con la sua grande grinta che ha saputo farla primeggiare fra tante altre colleghe è un autentico piacere. Piacere che si mescola al dispiacere di dovere fare a meno della presenza di una donna che ha portato nelle nostre case quella sua calda vitalità di persona originaria della Romagna, una delle regioni più solari d'Italia per merito della sua gente: laboriosa, imprenditrice, proiettata verso il futuro. Raffaella ha saputo mettere a frutto questa sua origine prendendo dalle due donne della sua famiglia: la madre Iris, e la nonna Andreina, perché il padre Raffaele così come già era accaduto a un'altra grande artista: Audrey Hepburn, aveva abdicato al suo ruolo genitoriale. C'è un film di Jean Renoir che si intitola: "Eliana e gli uomini". Per quanto riguarda "Raffaella e gli uomini", non si può certo dire sia stata granché fortunata. Dopo una serie di flirt forse di poca importanza tra cui va ricordato quello con Little Tony, ostacolati dalle feldmarescialle di casa forse a ragion veduta - vedi quella con il colonnello Von Ryan - Frank Sinatra nel film omonimo - Raffaella trova un approdo per lei congeniale con Gianni Boncompagni di 11 anni più vecchio, il quale infatti 11 anni dopo (il numero 11 ricorre più volte nella sua biografia) la lascerà perché invaghitosi della allora minorenne Isabella Ferrari, e da lì lasciatosi con la Ferrari eccolo approdare ad altre baby girl sulla falsariga di Charles Chaplin, scendendo a personaggi che è meglio non citare. Ci fu poi la relazione con Sergio Japino, dove la ancor giovane Raffa poté trovare e mantenere l'amore per alcuni anni ma senza anche da lui ottenere il figlio da lei così tanto desiderato. Seppur lasciatasi anche con Sergio rimase comunque amica sua e di Gianni, con tutti e tre residenti nello stesso palazzo romano. E con Japino ci fu un riavvicinamento che si trasformò in amicizia sincera e commossa culminata nel triste finale trasmesso in diretta dalla TV. Raffaella Carrà che così tanto ha dato si è meritata ampiamente l'affetto della gente, che seppure condito con le solite frasi di prammatica: "Resterà per sempre nei nostri cuori" "Sarà sempre con noi" non di meno commuove per la sincerità dimostrata. Non come una donna di chiesa che io dopo aver sistemato tre rose gialle in un vaso sottostante la statua di San Giuseppe nella chiesa omonima di Pallanza mi ha detto: "Se le merita di più San Giuseppe". E va bene. Se proprio dobbiamo stabilire una graduatoria celeste allora li merita di più la Madonna intesa come Vergine santa e non come cantautrice, di più Gesù inteso come profeta fondatore del cristianesimo, di più ancora Dio padre inteso come creatore del Cielo e della Terra. Ma noi che siamo terrestri - terragni si autodefiniva Ugo Tognazzi - abbiamo bisogno soprattutto e specialmente di esseri umani che abbiano dimostrato di essere persone speciali le quali con il loro esempio hanno saputo e sappiano farci amare questo nostro "Pazzo, pazzo, pazzo mondo" come declamato dal regista americano Stanley Kramer nel suo film omonimo, il quale mondo è fucina di artisti non di rado geniali. Come Raffaella è stata.
Antonio Mecca

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