Il quartiere di Greco

Milano è una città che nel suo piccolo ha inglobato diversi piccoli paesi, un po' come la grande Los Angeles ha fatto con i diversi paesi che le erano vicini. Greco è uno di questi. Distante due km dalla stazione Centrale, fu qui che vennero girate le sequenze finali del film di Vittorio De Sica "I girasoli", realizzato nel 1970 e ambientato nei primi anni Cinquanta, interpretato da Sofia Loren e Marcello Mastroianni nei ruoli di Giovanna e Antonio che narra le vicende di due italiani innamorati che però la seconda guerra mondiale li separerà per anni. Lui è finito in Russia dove è stato salvato da sicuro congelamento da una ragazza che finirà per riscaldargli il corpo e soprattutto il cuore dopo essere stato accolto nella sua casa e dove: una volta ristabilitosi, troverà lavoro e metterà con lei al mondo una bambina. Giovanna invece rimane in Italia e mai si rassegna al fatto di crederlo morto, perché lui: così come numerosi altri suoi commilitoni è un disperso, per cui potrebbe essere ancora in vita. E infatti così è. Giovanna si reca in Russiae parla con un uomo notato in metropolitana che lei identifica nei tratti latini del volto come italiano. L'attore che lo impersona è Silvano Tranquilli, che proprio l'anno prima aveva impersonato il ruolo del nuovo amore di Monica Vitti nel film di Alberto Sordi "Amore mio aiutami" e che due anni prima ancora riscosse molto successo in quello del sacerdote nella serie Tv di Casacci e Ciambricco "I ragazzi di Padre Tobia". La scena dove lui e Sofia hanno un a tu per tu e che teoricamente si svolge in Unione Sovietica fu girata in realtà in Italia, e proprio a Greco, sopra il passaggio sovrastante i binari ferroviari. In quei pressi si è trovato per molti anni anche il deposito che raccoglieva i numeri arretrati del quotidiano "Il Giorno", fondato da Mattei. Fu il primo quotidiano a utilizzare il grafico e a dar vita a molte iniziative come la nascita degli inserti relativi ai motori, ai programmi televisivi, ai fumetti per ragazzi, fra i sui collaboratori spiccava in ogni senso Franco Benito Jacovitti, sulle cui pagine coloratissime inventò molti personaggi, fra i quali Cocco Bill e Tom Ficcanaso. Io che da sempre, ancor prima di imparare a leggere, ero rimasto attratto dai disegni dell'artista di Termoli ne fui favorevolmente colpito, e continuai a leggerlo per decenni. Quando a metà degli anni Ottanta comprai casa proprio a Greco, dopo aver saputo dell'esistenza del magazzino, mi ci recai nella speranza di poter trovare numeri arretrati del giornale, che in fondo non dovevano risalire a più di vent'anni prima. E infatti qualcuno lo trovai e potei quindi acquistarlo. Grande fu la mia gioia nello sfogliare il Giorno dei Ragazzi che usciva il giovedì, dove in quelle vecchie e talvolta rinsecchite pagine potei rivedere i lavori di Jacovitti nonché quelli di altri autori, e con il cuore che batteva rileggerne le puntate sperse nella memoria. I fumetti di allora non è che fossero migliori di quelli di oggi ma si distinguono nel fatto di essere più ingenui, più ariosi, più spensierati. Era come se da quella guerra spaventosa che aveva causato la morte di milioni di persone ci fosse stata anche la morte delle illusioni, tra le quali quella di una bontà insita nell'animo umano. Per cui ne uscimmo spossati e in quel decennio o poco più che era seguito alla fine del conflitto inflitto da pochi potenti farabutti e che era stato talmente spaventoso e assurdo per via della follia diretta verso alcune etnie, si fosse cercato disperatamente di dimenticare, quasi che una nuova rinascita e ricrescita fosse avvenuta. 
Era la rinascita che era soltanto l'intervallo necessario per ricaricare le armi e poi riprendere guerre varie da parte dell'uomo contro l'uomo. L'intervallo insomma tra il primo e il secondo tempo di un film così simile nella seconda parte alla prima.

Antonio Mecca

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni