IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Ventunesima puntata

Gabriele stava riempiendo due voluminosi scatoloni nella camera da letto inondata dal sole di maggio. Si sentiva euforico, mentre si accingeva a vuotare l’armadio di tutte le cose che erano appartenute a sua madre. Ogni capo di abbigliamento odorava ancora di lei, ma il ragazzo era deciso a non lasciarsi travolgere dall’angoscia. Roberta si era offerta di aiutarlo in quel compito che sapeva essere per lui tanto penoso, ma Gabriele aveva rifiutato la sua offerta, era un momento che doveva affrontare da solo. I drammatici eventi accaduti al Rifugio nella settimana precedente, lo avevano riscosso dal suo torpore. La violenta morte di Dragan gli aveva fatto capire quanto fosse fortunato ad avere ancora la sua vita da vivere, e lo aveva spronato a non crogiolarsi più nella sua autocommiserazione distruttiva.
Cristiana aveva ragione, anche se non era ancora disposto ad ammetterlo con lei. Dopo quel pomeriggio di poche settimane prima, i loro rapporti si erano raffreddati e la bella amicizia che avevano instaurato da subito sembrava destinata a esaurirsi. Lui la evitava e lei non faceva nulla per andargli incontro, aspettava che finisse di sentirsi offeso.
Quella mattina Gabriele avvertiva la voglia di rinnovarsi che porta sempre con sé l’arrivo della bella stagione, nella sua mente si facevano strada progetti di arredamento per rendere quella stanza più adatta alle esigenze di un giovane uomo.
Axel lo osservava dalla sua postazione al centro del letto e appariva stupito da quella insolita attività. Poco prima di mezzogiorno due volontari della Caritas arrivarono a ritirare gli scatoloni. Quando se ne andarono, Gabriele si sentì sollevato. Sapeva di aver compiuto un passo importante.
- Ciao Gabri, ho cucinato i falafel, vuoi unirti a noi per pranzo? - lo invitò Ursula, sapendo quanto amasse la cucina etnica.
- Grazie Ursula, accetto con molto piacere. Ho lavorato tutta la mattina e sono davvero affamato.
- Bene, è un piacere anche per me, dopo quello che è successo non mi sento di stare sola.
Pochi minuti dopo, seduti nella colorata cucina di Ursula, intingevano le polpette nel sugo di pomodoro aromatizzato con basilico e menta. Fragolina mangiava seduta sul tappeto, davanti al televisore. Di solito la madre non le permetteva di vedere i cartoni animati durante il pranzo, ma in quella occasione preferì che non venisse distratta dai loro discorsi.
- Sono rimasta sconvolta dall’omicidio di quel ragazzino - disse Ursula.
- Lo sono anch’io, ma quel giovane ispettore mi ha fatto un’ottima impressione e sono certo che riuscirà a catturare quegli assassini - precisò Gabriele.
- Lo spero tanto, fino ad allora nessuno di noi si sentirà tranquillo. Ma cambiamo argomento, ho visto che oggi hai fatto grandi pulizie… - osservò Ursula.
- Sì, mi sono deciso a eliminare le cose che appartenevano a mia madre, cosa che rimandavo da troppo tempo. Adesso vorrei rinnovare la stanza e renderla più adatta a me, ma non so da dove cominciare e poi non ho grandi possibilità per investire nel progetto - concluse Gabriele.
- Oggi avevo intenzione di andare all’Ikea, perché non vieni anche tu? Di solito me la cavo bene come arredatrice e poi quel magazzino ha delle offerte molto convenienti. Dai, dammi il tempo di lavare i piatti e poi partiamo… - propose Ursula con entusiasmo.
Trascorsero il pomeriggio destreggiandosi tra mobili e misure, mentre Fragolina sperimentava la comodità dei divani suscitando il disappunto del personale. Ursula, conoscendo il penoso vissuto del suo giovane vicino cercava di coinvolgerlo con il suo entusiasmo, indirizzandolo nelle scelte che avrebbero potuto trasformare la sua casa, scacciando finalmente i fantasmi che l’avevano abitata per troppo tempo.
- Quest’anno mi sono giocato le vacanze - disse Gabriel desolato, al momento di pagare. Quando uscirono nel sole del tramonto avevano, il bagagliaio colmo di vernici e pennelli, e progettarono i lavori di restauro per il prossimo week-end, quando Ursula lo avrebbe aiutato a tinteggiare la casa. Gabriele si sentì in dovere di offrire la pizza alla sua vicina e trascorse con lei il resto della serata, riluttante a ritirarsi nella camera che gli appariva ancora più tetra. Avrebbe voluto avere una bacchetta magica per poter trasformare la stanza con i mobili che aveva acquistato nel pomeriggio, senza dover attendere ancora una settimana. Axel balzò sul letto, la vicinanza del gatto servì come sempre a rasserenarlo e si addormentò cullato dalle sue fusa. La mattina seguente si svegliò presto e dopo aver sistemato Axel, partì per raggiungere il paese di Roberta. La trovò particolarmente pallida e le propose la solita passeggiata lungo il fiume. La ragazza accettò, si incamminarono sul sentiero tenendosi per mano fino alla laguna dove si sedettero sulla riva.
 - Hai poi cominciato a fare quel lavoro? - chiese Roberta con un tono guardingo.
- Sì, ieri mattina ho vuotato l’armadio e nel pomeriggio sono uscito con Ursula e Fragolina. Siamo andati all’Ikea dove ho acquistato un letto meno ingombrante, una libreria e una scrivania per lavorare al computer, Ursula ci sa fare come arredatrice e mi ha molto aiutato - rispose Gabriele.
- È stata davvero gentile ad accompagnarti - disse Roberta in tono seccato.
- Si è vero, io mi sarei perduto in mezzo a tutte quelle misure da calcolare, sai che sono una frana.
Roberta lo guardò intensamente. Era molto contrariata per essere stata esclusa da quel momento così importante, tuttavia si sforzò di essere sincera fino in fondo. Quando Gabriele aveva rifiutato il suo aiuto si era sentita sollevata, sapeva bene di essere tanto impegnata con lo studio, e non sarebbe stata in grado di consigliarlo nell’acquisto dei mobili. In realtà era Ursula che non le piaceva, con quel suo look troppo colorato, e quella bambina senza padre che scorrazzava sulla Vespa color fucsia. La presenza di Ursula la faceva sentire ancora più estranea all’universo cittadino di Gabriele e temeva il cambiamento verso cui la donna l’aveva spinto. Certo sarebbe stato molto positivo per lui, l’avrebbe reso in qualche modo più forte, e pertanto meno dipendente da lei stessa e dal suo amore.
Concentrata su questi pensieri molesti, Roberta fissava la sponda opposta del fiume, dove biancheggiavano le vaste spiagge sabbiose. Anche Gabriele seguiva il corso dei suoi pensieri, insieme al volo delle gabbanelle. Quando lasciarono la laguna e si incamminarono verso il paese, i due ragazzi si sentivano più distanti che mai, anche se si tenevano ancora per mano.

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