L'umorismo del dopo guerra in radio e tv

Con la morte di Enrico Vaime se ne va uno degli ultimi grande autori umoristici del dopoguerra, un autore del calibro di Antonio Amurri, Dino Verde, Maurizio Jurgens, Marcello Marchesi, Umberto Simonetta e Italo Terzoli. Proprio con Terzoli fece coppia fissa a partire dagli anni Sessanta, scrivendo centinaia di testi per la radio in programmi quali "Batto Quattro", "Gran Varietà", per la Tv pubblica e privata: "Canzonissima '68 e Canzonissima '69", "Tante scuse", "Risatissima" e poi per il teatro: "Felicibumta", "Anche i bancari hanno un'anima", "Una zingara mi ha detto", "Bravo", "Beati voi" per la ditta Garinei e Giovannini, nonché 32 libri scritti in parte in coppia con Terzoli, in parte da solo, come "Il varietà è morto" del 1988. Il primo: "Tre volte buono" apparve nel 1969, l'ultimo: "Il mio Flaiano". Un satiro malinconico" nel 2018. 
Enrico Vaime era nato a Perugia il 19 gennaio 1936, e si era laureato a Napoli in Giurisprudenza, facoltà frequentata anche dal suo quasi coetaneo Renzo Arbore. Dopo uno degli ultimi concorsi indetti dalla Rai entrambi riuscirono ad entrarvi, Vaime nel 1960, dove venne inviato nella sede milanese e qui vi restò per due anni. A Milano conobbe Franco Nebbia, uno dei primi autori di cabaret, e con lui collaborò per il suo Teatro Cabaret Nebbia firmando spesso i suoi testi con lo pseudonimo Poppi. Poi, dopo che nel 1963 venne rappresentata la sua commedia "I piedi al caldo", iniziò a macinare sempre più testi per la Tv e per la radio. Su questa piattaforma, uno dei leader indiscussi della comicità milanese in lingua italiana fu Gino Bramieri, inizialmente grosso oltre che grande e poi sempre e per sempre grande. 
Intelligente, ironico, un po' malinconico Enrico aveva il dono della battuta e non il perdono verso le angherie che la Società sforna a ritmo continuo, battute che spesso infarcirono i monologhi di Gianfranco D'Angelo per il programma "Drive In", che non firmò forse perché sotto contratto con la Rai. Fatto sta che questi suoi testi (pubblicati in seguito in volume con il titolo-parodia: "I miei primi quattro anni") rappresentarono fra le cose migliori di questo programma innovatore della Tv, che fece dire a Fellini: "Drive In è l'unico programma per cui vale la pena di avere la Tv". Una volta che Vaime si trovava nella sede di Milano Due della allora Finivest, essendo uno degli autori di "Un fantastico tragico venerdì", Paolo Villaggio che ne era la Star principale disse: "Questo testo non lo faccio. Non mi piace". Al che Vaime replicò: "Va bene, Paolo; ora te ne preparo un altro." Dopodiché prese a sfogliare il giornale che aveva con sé, alla ricerca di spunti adatti. Quindi, trovatolo, scrisse il monologo per poi sottoporlo al giudizio del grand'uomo, il quale questa volta ne fu soddisfatto. Enrico Vaime si sposò in tarda età: 50 anni, con la ventisettenne annunciatrice di Antenna Tre, e con la quale ebbe due figli: una femmina e un maschio. Era da poco diventato nonno quando cominciò a non stare più bene fino a dover essere ricoverato all'ospedale Gemelli di Roma, città nella quale viveva oramai da decenni, e qui morire il 28 marzo all'età di 85 anni. Molti anni prima si era aggregato al milanese Italo Terzoli, classe 1924, così come i pistoleri del vecchio West usavano un tempo aggregarsi a tiratori più giovani per potersi garantire una via di scampo più sicura. Ed entrambi: Terzoli e Vaime, colsero il segno innumerevoli volte, contribuendo alla buona riuscita di vecchi attori del calibro di Walter Chiari e Paolo Panelli e di nuovi quali Paolo Villaggio ed Enrico Montesano. E poi, diventato coautore della altrettanto grande Jaja Fiastri, con lei scrivere nuove commedie sempre per la ditta G&G, ultima grande coppia di un grande teatro musicale oggi difficile a replicarsi. 

Antonio Mecca

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