L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

QUATTORDICESIMA PUNTATA

- Ragazzi, vi presento Rubina, la mia nuova compagna di corso - disse Marco, dopo averla salutata con un abbraccio affettuoso.

- Ciao Rubina, io sono Davide - disse l’amico di Marco, un ragazzo di bell’aspetto con folti capelli neri, occhi verdi dallo sguardo magnetico e un sorriso canagliesco. 

- E io sono Gabriele - Rubina si volse verso il giovane che aveva parlato alle sue spalle, sorrise a un tipo alternativo con lunghi capelli biondi acconciati a “rasta” e limpidi occhi celesti. 

- E io sono Marta - la ragazza che si era presentata in tono disinvolto aveva un aspetto molto appariscente. Portava i capelli biondo platino acconciati con un taglio grintoso. Indossava jeans aderenti, strappati ad arte sotto le natiche formose e un piccolo top nero che le lasciava scoperto il ventre piatto e abbronzato e le sottolineava il seno florido. Rivolse a Rubina un sorriso gelido, mentre osservava la sua magrezza quasi con derisione.

- Vieni stavamo per metterci a tavola e grazie per la torta, ha un profumo invitante - disse Marco

Rubina entrò in un vasto soggiorno dove era stata allestita la tavolata con piatti e bicchieri di carta colorata. Dalla finestra spalancata si vedevano risplendere le luci della città che non dormiva mai. Una ragazza dai capelli lunghi e ricciuti portò in tavola una marmitta colma di Chili messicano. Un ragazzo con il codino cercava di aiutarla a servire.

- Ciao io sono Tiziana e questo imbranato è Maurizio - si presentarono ridendo. 

Tutti si gettarono sulla pietanza, visibilmente affamati. Rubina osservata il suo piatto colmo con la familiare ripugnanza che le dava tregua soltanto quando si trovava a casa di Adalgisa. 

“Non avrei mai dovuto venire qui - pensava angosciata - non riuscirò a ingoiare neppure un boccone senza stare male”.

- Scusami, forse non ti piace il Chili? Avrei dovuto chiedertelo prima di invitarti - disse Marco in tono contrito. 

- No! È che io non ho mai molta fame… sono venuta per il piacere di stare in compagnia -

Tutti i commensali si guardarono in silenzio. Gabriele le tolse il piatto del Chili guardandola con dolcezza e, senza aggiungere parola, lo divorò in un batter d’occhio. La conversazione riprese il suo corso e nessuno fece più attenzione a Rubina che si limitava a sbocconcellare una fetta di pane. - Indossi dei bellissimi orecchini - disse Tiziana.

- Me li ha prestati la mia vicina di casa - rispose Rubina. 

- Che persona gentile! Sembrano molto antichi.

- Sì sono davvero particolari, infatti non volevo accettarli per timore di smarrirli, ma lei ha tanto insistito…

- Succede raramente di trovare dei vicini di casa tanto disponibili in così breve tempo - disse Tiziana.
- È vero, sono capitata in un vecchio palazzo abitato da persone molto speciali - confermò Rubina.

- Allora sono certo che ti troverai a tuo agio… non appena ti ho vista entrare mi sei sembrata appena uscita da un ritratto d’altri tempi – disse Davide.        

Rubina non replicò. L’attenzione del gruppo si riversò su Marta, che raccontò di volersi sottoporre a un provino negli studi di una nota emittente televisiva in cerca di volti nuovi da lanciare nel mondo dello spettacolo. Ne seguì una discussione animata sulla superficialità di certi obiettivi perseguiti accanitamente da alcune ragazze. 

Marta si difese dalle critiche di Tiziana - Parli solo per invidia dato che non possiedi nessun attributo che ti permetterebbe di sfondare in quell’ambiente - disse con disprezzo. Maurizio intervenne in difesa della sua ragazza e la situazione divenne sul punto di degenerare in una rissa. Marco propose allora di tagliare la torta nel tentativo di addolcire gli animi. Rubina ne accettò una piccola fetta, era davvero squisita e i ragazzi la fecero ben presto sparire. Mezz’ora più tardi Rubina si alzò per accomiatarsi.

- Ma come, te ne vai già? - chiese Marco in tono dispiaciuto. 

- Sì, devo essere a casa per mezzanotte - rispose la ragazza.

- Come Cenerentola? - la derise Marta.

- Sì, proprio come lei. Grazie Marco è stata una simpatica serata. Buonanotte a tutti.

Accanto al portone l’attendeva il taxi bianco. 

- Allora si è divertita signorina? - chiese l’autista. Rubina non rispose e lo guardò pensosa. 

L’uomo le sorrise e non insistette. L’auto si mosse silenziosa lungo le strade ormai sgombre del caotico traffico giornaliero. Ben presto giunsero in via Legnano, Rubina pagò la corsa e si incamminò lungo lo stretto marciapiede di via Anfiteatro fino al numero 14. Le persiane erano chiuse, il palazzo sembrava dormire profondamente tanto che a Rubina pareva di sentirne il respiro. Aprì il portone attraversando il breve atrio. Il cortile si estendeva davanti ai suoi occhi, il grosso lucchetto che serrava il portone luccicava nella notte. Un’ombra nera si mosse nel buio e il miagolio di Menelik attrasse la sua attenzione. Rubina raggiunse la magnolia che si innalzava al centro del cortile, sperava di riuscire a fare una carezza al gatto. Sentì dei passi leggeri calpestare le foglie secche alla sua destra, la figura di donna vestita di bianco le passò accanto dirigendosi verso il portone. L’uomo la raggiunse apprestandosi ad aprire il lucchetto.

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