La coda del drago - 9

- Cos’è questa storia del volere dare una mano al prosieguo delle indagini?

- Ho parlato un po’ in giro e appurato che la bambina: Angela Gutierrez - ci tenni a precisare - è stata vista salire a bordo di un’auto, una Pontiac verde. Per un po’ Jackson non disse nulla. Poi si decise.

- Da chi l’ha appreso?

- Da un uomo che abita nei pressi della bottega di alimentari gestita da una certa Mamma Carmen, che si trova a poche centinaia di metri dall’abitazione di Angela e del padre Luis.

- E che altro le ha detto, il vicino di questa Mamma Carmen?

- Ben poco. Solo che a bordo dell’auto si trovava un uomo di razza bianca, che la macchina non sembrava essere nuova, e che i numeri della targa non erano distinguibili a causa del fango che li incrostava.

Il tenente annuì.

- Va bene - disse poi. - Ci recheremo a parlare con questo testimone.

- Quando?

Mi lanciò uno sguardo duro.

- Questo sarò io a deciderlo, okay? O preferisce che la tenga al corrente per mezzo di una radio ricetrasmittente a onde corte?

- Preferirei che le onde più che corte fossero larghe a sufficienza da sommergere il mostro che ha commesso quell’abominio. Il colpevole autentico, però. Jackson sorrise con l’espressione di chi ha addentato un limone acerbo credendolo maturo, l’espressione che da inizialmente bonaria passò al definitivo disgusto.

- Miller, le dò un consiglio: si alzi, si volti, si diriga all’uscita. Dopodiché svolti a sinistra, scenda al pianoterra ed esca da questo edificio. Possibilmente per non rientrarvi mai più.

Feci come aveva detto, e una volta fuori mi trovai nuovamente alla presenza di Lambert, il quale mi sorrise sarcastico. Io ricambiai con l’espressione di chi sta per sputare per il disgusto, ma riuscii a trattenermi e ad allontanarmi.

Se c’era una possibilità che l’assassino si fosse fermato a una stazione di servizio per fare rifornimento o per qualsiasi altro motivo inerente l’auto, dovevo accertarmene. Per cui partii dalla più vicina stazione situata non lontano dalla zona degradata dove Luis e la figlia Angela avevano vissuto per poi: una dei due, morirvi non lontano. La stazione apparteneva alla Shell, si trovava a una decina di miglia, e già aveva acceso i suoi neon nonostante la luce intensa del giorno fosse più che sufficiente per far vedere cose e persone. Nei pressi delle pompe di benzina c’era un inserviente bianco in divisa dello stesso colore, la cui apparente età era quarant’anni. Era intento a fumare una sigaretta nonostante la pericolosità data dalla vicinanza del carburante e da una sua eventuale fuoriuscita. Chiesi un controllo al motore del quale sapevo già non avere bisogno. Mentre l’uomo procedeva nelle operazioni di controllo, io formulai la domanda.

- La scorsa settimana, o anche prima o dopo, ha avuto modo di notare una Pontiac verde?

L’uomo, che aveva completato il controllo del livello dell’olio, dell’acqua, dell’antigelo, mi fissò con espressione priva di espressione. Poi disse: - Una Pontiac verde?

- Esatto – confermai. – Al volante un uomo di razza bianca, e: con lui, magari una bambina.

- Magari una bambina di origine messicana, vero?

Lo fissai a mia volta, ma con nello sguardo un’espressione non certo priva di espressione, bensì di attesa.

Al che lui riprese:

- No. So di chi sta parlando, ma non ricordo proprio una situazione del genere.

Annuii, lasciai una mancia e proseguii. Procedevo a ritroso, e non per ritrosia, ma per fermarmi ad ogni stazione di servizio che incrociavo per strada: Shell, Caltex, Esso, BP, Mobil. Alcune erano stazioni piccole; altre grandi e ospitanti anche bar, autolavaggio, officina. 


Antonio Mecca


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