La Conca dell'Incoronata

La foto che vedete in alto raffigura il ponticello sopra le due porte posteriori della Conca dell'Incoronata fino a ieri. (Un sentito ringraziamento ai volontari di Retake Milano che si sono dati appuntamento per ripulirla).

La successiva, risalente all'anno 2010, immortala invece le due porte anteriori in direzione del Ponte delle Gabelle.

Come potete notare, a distanza di dieci anni, è sempre presente un cartello divelto di divieto di sosta: pur essendo identico, auguriamoci che non si tratti dello stesso.

Un immagine vale più di mille parole e, se qualcosa sono in grado di trasmettere queste foto, le conclusioni possono essere solo due: che i milanesi, oggi come allora, proprio non tollerano i divieti di sosta e che nella Milano dei grattacieli ecosostenibili più di mezzo millennio di storia conta meno di nulla.

La Conca dell'Incoronata è riconosciuta come opera monumentale con vincolo n. 553 del 17 Luglio 1967 in quanto unico resto del Naviglio Martesana nel tratto urbano, caratterizzato dalla sopravvivenza dell'ultimo ponte antico sul Naviglio, dell'ultima chiusa e dalla garitta, resti di originali attrezzature addette alla navigazione. […] Ci si impegna quindi a lavorare alla valorizzazione della Conca programmando attività ed eventi specifici al fine di evitare un degrado progressivo del luogo nell'ambito della valorizzazione della Conca dell´Incoronata stessa nell'ambito dei Percorsi Leonardeschi. (Da Naviglilombardi.it.)

Con buona pace delle associazioni che si impegnano per restituire decoro alla Leonardesca Conca, le istituzioni ancora latitano. Quanto ci vorrà prima che lo stato di incuria torni all'altro ieri è già scritto. Finché non verrà attuato un concreto piano di preservazione e cura quotidiana da parte delle autorità competenti, vige il buon vecchio Tomasi di Lampedusa con il suo: “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.

Le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo si sono concluse, i gadget sono stati venduti, chi doveva incassare ha incassato e chi s’è visto, s’è visto.

Valorizzare non è mai stato il nostro forte mentre speculare al momento opportuno ci vede perennemente sul podio. Ma come scrissi tempo addietro, questo è sempre stato il brutto vizio di Milano; nella frenetica smania per il futuro, il passato viene spesso considerato un fardello capace solo di precludere la via alla modernità. Sembra incredibile per una città fondata nel 623 A.C. eppure, una millenaria ed invidiabile storia pare impossibilitata a coesistere con il domani.

Coloro che hanno avuto la fortuna di viaggiare un pochino all'estero sono consapevoli che qualunque cosa legata a Leonardo da Vinci viene considerata e curata come un oracolo. La cittadina di Amboise in Francia, ad esempio, dove il nostro Leonardo perì, è trainata economicamente solo da lui: ogni giorno. I francesi possono risultare antipatici quanto si vuole ma di certo sono in grado di valorizzare e guadagnare grazie al nostro antico e glorioso connazionale, come noi non saremo mai in grado di fare.

L'area di Porta Nuova forse rimane una delle più emblematiche nel descrivere la poca considerazione per la cultura locale con una modernità pomposa e dirompente che ottenebra un passato opulento e variegato.

Dal romantico e nostalgico Laghetto di San Marco, ai barconi che trasportavano la carta per il Corriere della Sera. Dalla prima stazione ferroviaria di Milano, all'antica strada postale per Monza. Dalle Cucine Economiche, ai bagni pubblici di Porta Nuova. Dall'imbocco della vecchia Martesana, all'ancor più antico Cavo Redefossi. Un patrimonio inestimabile sotto i nostri piedi e attorno a noi in ogni momento al quale basterebbe pochissimo per essere rivalutato.

Dalla propria storia Milano potrebbe ricavare molto. Moltissimo. E senza neanche troppo dispendio di denaro. Percorsi didattici innovativi; segnalazioni adeguate; piccoli plastici, opportunamente dislocati, per mostrare a Milanesi e turisti quanta meraviglia li circonda.


Riccardo Rossetti

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