LA VITA È INASPETTATA - Life is unexpected II

Abbiamo iniziato sabato 7 agosto l’inserimento di un breve racconto che continueremo a pubblicare ogni giorno sempre alle ore 14:00. Ne seguiranno altri, senza distinzione di argomento, dal giallo al rosa, dal nero allo storico, dalla monografia al diario.
Tutti possono inviare un racconto - che la commissione incaricata esaminerà - e comunicheremo la nostra scelta e la data della pubblicazione all'autore.

Inviate il Vostro racconto a edbedizioni@ibero.it - redazione racconti.

LA VITA È INASPETTATA - II 

Il mattino dopo sono il campione della nonchalance. Armato di tutte le buone intenzioni entro spavaldo in cucina per la colazione ma, appena varco la soglia, ecco ancora su di me quel meraviglioso e implacabile sguardo. Per tentare di divincolarmi alla svelta, ingoio per intero qualche biscotto trangugiando un caffè mentre parlo del più e del meno, ma devo avere l’aspetto di uno che è salito sul treno sbagliato.
Lei aspetta che i ragazzi si sveglino per fare un po’ di compiti assieme, io decido di fare due passi per cercare un tabaccaio. Il pomeriggio andiamo tutti al mare a Barcola, non lontano dal castello di Miramare. Mi sento bene. Il più piccolo dei figli di Stefano mi sorprende di continuo con abbracci improvvisi e questa sensazione mi riscalda ancor di più del sole di quest’oggi. Il secondogenito è invece sempre tra le braccia di Mira; non la molla mai e vederli insieme è una carezza sul cuore. Andiamo a pranzo lì vicino e senza accorgermene sono io che continuo a fissarla. Lei è appassionata, curiosa e con un eccellente bagaglio culturale. Dotata di una rara arguzia, di un acume sottile e di un spiccato senso dell’ironia. Mi innamoro da subito del suo cervello e solo in seguito del suo corpo. Ma il buon senso torna a regnare e durante la sera lascio che sia il pragmatismo intellettuale a parlare al mio posto. Ventitré anni di differenza. Può essere pericoloso; così comincio ad esporle le mie perplessità. Lei, invece, non sembra affatto preoccupata ed anzi, alla notizia che presto mi sarei trasferito in un B&B mi chiede di rimanere. Non ci siamo ancora sfiorati ma è come se tutto fosse già accaduto.
A quel punto Mira mi stupisce nuovamente, rivelandomi come mai non riesce a staccarmi gli occhi di dosso fin dal primo momento. In casa c’è una mia foto insieme a Stefano: una foto risalente a più di vent'anni fa. Si è invaghita di me, o meglio, del mio vecchio me, fin dal primo momento che l’ha vista, confessandomi che andava a vederla di nascosto tutte le volte che poteva e domandando laconicamente a Stefano se per caso fossi sposato o con una famiglia.
Ora, per un momento, torniamo logici e razionali; una ragazza ventenne di San Pietroburgo, vede il me ventenne in una fotografia, come se fossi un divo del cinema o roba del genere, e si prende una cotta.
Tutto sarebbe potuto andare nel peggiore dei modi. Primo, considerato quanto sono cambiati alcuni miei amici in vent'anni, sarei potuto giungere da lei calvo e in sovrappeso. Ma per ora il tempo si è dimostrato piuttosto clemente nei miei confronti. Sono ancora in forma e i capelli sono tutti presenti all'appello; pochi bianchi e ancora così tanti che talvolta devo controllare che qualche uccello non vi abbia nidificato nel mezzo. E secondo, ma non certo meno importante, il carattere. Per quanto mi trovasse attraente, avrei potuto rivelarmi insignificante se non addirittura detestabile. Considerati i miei modi talvolta ruvidi, il pericolo era in agguato.
Invece tutto è stato perfetto. Un’intesa e un fascino reciproci e immediati, rari se non impossibili a trovarsi. Come se fossimo due attori che seguono scrupolosamente la sceneggiatura già scritta di un film romantico, dove tutto va sempre per il meglio senza brutte sorprese. E io ho sempre detestato quel genere di film ma soprattutto coloro che li apprezzano; vanno al cinema, piagnucolano, si commuovono e poi lasciano il partner perché non riescono a vivere come Hugh Grant e Julia Roberts.
Per noi, invece, è stato diverso. Il destino ci ha fatto un regalo o per dirla come direbbe Mira: “Life is unexpected”. La vita è inaspettata. Anche lei era sul punto di accettare un incarico in Piemonte ma il fato ha voluto che ci incontrassimo nella città del vento.
Mira è educata e riservata; non accennerebbe mai un approccio. Ma dopo quattro giorni con gli amici triestini a base di grigliate continue e colazioni all'alba a base di amari la mia misura è colma: devo stringerla a me. Una sera, dopo un’altra magnifica conversazione, una visita al Castello di Miramare e una passeggiata sotto la pioggia decidiamo di sostare un attimo su un muretto. Mi muovo senza pensarci: le sue labbra delicate che ricambiano il mio bacio mentre le sue braccia cingono per la prima volta il mio collo mi scagliano nel cielo tornato sereno. Quella notte, dopo non ricordo più quanti anni, sogno ancora una volta di volare; agile e leggero come una rondine mi libro per orizzonti privi di nubi.
Nel frattempo mi trasferisco al B&B ma è come se non ci fossi mai stato. Trascorro le notti con lei e vado a dormirci qualche ora al mattino, generando panico e confusione tra le povere cameriere intente a riordinare le stanze che mi vedono rientrare ad orari improbabili e condizioni precarie.
Durante la sua permanenza in Italia, Mira desidera visitare Verona e Venezia, così prenotiamo; staremo via quattro giorni. Ma qui giunge un problema. Pur non avendo comunicato ufficialmente una data per il rientro avevo detto che sarei stato via all'incirca un paio di settimane. Non vedendomi tornare e non sentendomi qualcuno potrebbe cominciare a fare domande. Decido quindi di prendere l’iniziativa e chiamare tre tra i miei più vecchi amici: ci conosciamo da trent’anni siamo a tutti gli effetti una famiglia parallela. Ci si diverte, ci si scanna e talvolta non ci si sopporta ma in caso di guai scattiamo come ghepardi per aiutarci a vicenda. L’unico problema quando ci si conosce da così tanto tempo è che si diventa come delle vecchie comari; desideri che una cosa rimanga celata? Tientela per te. Nel caso invece tu non riesca proprio a tacere per necessità di condividere una gioia o un dolore, mai anteporre le tre fatidiche parole “è un segreto”. Nel giro di poche ore la notizia viaggerebbe alla velocità di un proiettile arrivando alle orecchie di persone che si conoscono appena; tanto varrebbe pubblicarla in rete o su un giornale locale.
Meglio essere schietti e senza mezze misure. Tutti si dimostrano entusiasti ma solo di uno percepisco la reale sincerità. Sam, il più romantico e spontaneo tra tutti, intrappolato da due giorni all'aeroporto di Narita a Tokyo, causa maltempo in Cina: “Niente remore! Non fermarti e goditi ogni istante questa meravigliosa avventura”.
Sono le sue prime parole. Ma intuisce perfettamente che per me il discorso avventura è già ben alle spalle.
Intendiamoci, dopo le prime perplessità anche gli altri comprendono che qualcosa in me è cambiato e mi augurano ogni fortuna, domandandomi se e quando potranno conoscerla. Sanno che faccio sul serio ma soprattutto mi conoscono meglio di me stesso; se qualcosa o qualcuno riescono a suscitare il mio interesse divenendo in seguito importanti, per riuscire a fermarmi bisognerebbe spararmi. E Mira rientra più che mai in questo mio assurdo, anacronisticamente romantico ed estremo modo di vivere. 
Partiamo insieme per Verona e, un volta depositate le valigie in hotel, cominciamo a passeggiare. Mira non arriva certo da una brutta città; San Pietroburgo è un luogo magnifico e da sempre desidero recarmici. Ma una volta giunti a Castelvecchio, i suoi occhi si inumidiscono per l’emozione rammentandomi ciò che noi italiani troppo spesso dimentichiamo: diamo per scontata tutta la bellezza di cui siamo circondati. Il suo sguardo commosso nell'ammirare la città scaligera dal ponte è forse la miglior lezione che abbia ricevuto da molti anni a questa parte. La sera ci fermiamo a cenare in una trattoria gestita da sole donne e tutte stravaganti; mentre ridiamo e discorriamo gustando ottimi piatti, prego Chronos, il dio del tempo, di estendere quel momento per l’eternità.
A Venezia mi aspetta un girone dantesco. L’ho già messo in preventivo. Ma la calca e la folla che evito per partito preso e ovunque, stranamente questa volta non mi tangono. Siamo soli nelle nostre camminate per la città. Nulla è in grado di disturbare il nostro momento. L’hotel è ubicato proprio dietro piazza San Marco; mentre lei è raggiante per la stanza in stile veneziano del ‘700, io mi domando quando siano stati effettuati gli ultimi controlli di sicurezza e prego che la struttura mezza diroccata regga.
Ci perdiamo per le calle, percorriamo in barca i canali e ammiriamo ciò che l’ingegno umano è stato in grado di costruire nei secoli. La sera, in Piazza San Marco, ci soffermiamo ad ascoltare un piccolo concerto in uno dei numerosi caffè; ci stringiamo e senza accorgercene cominciamo a danzare. Altera, la storia ci osserva dall'alto della sua grandiosa maestosità ma per un istante è costretta a chinare il capo dinnanzi a quel breve e sublime attimo fuggente.
Sul treno di ritorno non parliamo molto perché intenti a consolidare i ricordi di quell'esperienza irripetibile; desideriamo che divengano parte di noi ma in realtà lo sono già. Rientriamo il giorno che Stefano e Tiziana festeggiano 13 anni di matrimonio. Ceniamo tutti fuori per celebrare e gozzovigliare; noi sette. Un’improbabile famiglia allargata all'insegna dell’armonia più assoluta. Viviamo da ormai quasi un mese come in una specie di comune dove ognuno svolge il proprio compito, senza mai dover chiedere nulla. Come note musicali su una partitura di impeccabile perfezione.

Riccardo Rossetti

continua domani sempre alle 14,00

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