PER GLI AMANTI DEL GIALLO

Continua ogni giorno, sempre alle ore 9:00, il romanzo Nero su bianco di Antonio Mecca . Saranno graditi commenti, consigli, gradimento e comunicazioni. indirizzare a edbedizioni@libero.it - Rubrica: "Per gli amanti del Giallo". Buona lettura

Santa Monica era di sicuro cambiata, e molto, da quando Raymond Chandler ne scriveva con il nome fittizio di Bay City in racconti e romanzi con protagonisti Marlowe o Dalmas o altri suoi personaggi. Tutti detectives privati. Come detective privato ero anch’io, e da molti anni ormai. La corruzione che un tempo regnava sovrana nella polizia adesso era innegabilmente calata ma non certo scomparsa. La corruzione odierna era più sottilmente raffinata, meno grossolana. Ma non meno nefasta. Ai vecchi tempi: cioè fino grosso modo agli anni ’50, non ci si curava di celarne la presenza. In seguito, così come la gente si era affinata, anche la corruzione veniva seguita a ruota. Una ruota di scorta non riparata dalle precedenti bucature che non avrebbe quindi garantito un cammino sicuro.
Passeggiai lungo il porto, ogni tanto mi fermavo, mi sarei avvicinarmi al luogo dell’appuntamento al momento prefissato. Nel frattempo le persone stavanoaumentando, camminavano allegre sotto il sole al tramonto, godendosi la leggera brezza e la meravigliosa vista dell’oceano illuminato dal sole al tramonto. Meravigliose ragazze in bikini o con leggere vesti passeggiavano mollemente, come le onde che lentamente, quasi con riluttanza, si dirigevano verso la terraferma, verso la spiaggia illuminata dal sole calante. Molte di loro si dirigevano lentamente verso la spiaggia ultima della loro esistenza. Il bar-pizzeria Coppola aveva cominciato a riempirsi, tanto da indurmi a pensare che avrei forse fatto meglio a prenotare un tavolo. Non ce ne fu bisogno, perché qualcuno mi aveva già preceduto. Una ragazza, sola, stava seduta a uno di quei tavolini, una ragazza bella intenta a scrutare la gente deambulante fuori dalla terrazza coperta. Era una bellezza, la pelle abbronzata ma non troppo, vestita con un completo camicia-gonna corta, e una scollatura generosa.Mi notò e la sua attenzione si fece immediatamente più intensa. Le sorrisi, mentre mi avvicinavo.
    - Miss Helen? Miss Helen Samson?
    Rispose al mio sorriso con il suo, simpatico, fresco e bello. La bocca, ricoperta da un leggero strato di rossetto color ciclamino, pareva il bocciolo di una rosa appena sbocciata.
    - Lei è il signor Stevens, vero?
    - Sì: sono io, ma non credo di avere imitazioni.Scoppiò a ridere. Poi si alzò e mi tese la mano. - Venga - invitò lei. - Sono appena arrivata. La stavo aspettando prima di ordinare.
    Mi accomodai volentieri. A raggiungerci subito dopo fu un cameriere, indossava dei semplici jeans stinti e una camicia colorata.
    - Ciao, Helen - salutò gioviale rivolto alla ragazza. - Buonasera, signore. Cosa posso portarvi?
    - Per me una coca light - chiese Helen.
    - E per lei, mister Stevens?
    - Una birra Miller - risposi.
    Il ragazzo, perché di un ragazzo si trattava, annuì e se ne andò. La ragazza, sorrise mettendo in mostra una doppia fila di piccoli e aggraziati denti in un sorriso accattivante.
    - Signorina Samson, sono qui per parlare con lei di Sam Galton. Che lei conosceva da quanto tempo?  
    Il sorriso diminuì di intensità, pur permanendo, sebbene con un fondodi velata tristezza. Quasi il volto di una ragazza islamica costretta a velarsi perché impossibilitata a valersi, perché quello era il volere della sua religione, o meglio: della prepotenza dei suoi uomini.
    - Da quasi due anni, da quando cioè ho cominciato a lavorare alla Star Music.
    - E da quanto vi frequentavate?
    Il cameriere tornò con le bevande, che depositò sul tavolino. Quindi andò a occuparsi di altri clienti.
    - Da un anno circa - rispose Helen prendendo a bere qualche sorso. La imitai, anche perché mi era venuta sete. Troppo tempo era passato da quando avevo bevuto la precedente birra, e troppo poco da quando avevo ingurgitato l’ingombrante sandwich.  
    - Vi frequentavate ancora al momento dell’incidente di Sam?
    - Di tanto in tanto. Non eravamo fidanzati come qualcuno potrebbe essere stato indotto a credere.
    - Indotto da che?
    Lei scosse le spalle.
    - Da determinate circostanze. Il fatto che parlavamo in genere scherzando; oppure che talvolta andavamo insieme al bar a bere qualcosa; o a mangiare in qualche ristorante della zona nei pressi della Casa discografica. Cose così.
    - Lei frequentava anche qualche altro uomo? - le chiesi mentre era ancora intenta a bere la sua bevanda.Si adombrò.
    - È un interrogatorio coi fiocchi, il suo.
    - Coi fiocchi c’è solo la neve quando cade dal cielo. Quando invece viene distribuita dal pusher di turno, a fioccare sono i guai che procura.
    Mi fissò con intensità. L’intensità dei suoi neri e liquidi occhi di giovane e bella ragazza.
    - Mi sembra che lei, Mister Stevens, usi esprimersi in toni sibillini.
    - Ho frequentato il liceo classico e sono rimasto influenzato dai miti greci.
    Posò il bicchiere, dicendo:
    - Non so se ridere o arrabbiarmi.
    - Credo che nell’uno come nell’altro caso sarà sempre bellissima.
    Si espresse con un sorriso.
    - Voi uomini… - Poi tornò seria. - Per quanto riguarda la sua precedente domanda: la risposta è no.
    - Secondo lei cosa può essere successo a Sam quella sera? Un colpo di sonno, una curva presa male, qualcuno che può avergli tagliato la strada… un animale, magari?
    - Non lo so. Non lo so proprio.
    - Con lei presente, come guidava?
    - Normalmente. Mi è sempre sembrato prudente.
    - Avete fatto qualche volta quella strada?
    - Più di una volta.
    - E sempre lui ha guidato con prudenza?
    - Senta: può darsi che a volte andasse un po’ veloce, ma io non ci ho badato. Lo sa come siamo fatti noi giovani
    - Come siete fatti, voi giovani?
    - Siamo fatti che alle volte azzardiamo un po’, ecco tutto. Non dico che sia giusto, ma non è neppure fattibile che si agisca sempre con la prudenza di un anziano che agisce così per paura.
    - O per saggezza.
    - Ho finito da tempo di considerare saggia una persona solo perché avanti con gli anni.
    Finii il resto della mia birra.
    - Secondo lei, dove si stava dirigendo quella sera Sam?
    Spostò di lato il suo bicchiere, ancora pieno per metà
    - Non lo so proprio. Non verso casa, visto che è in tutt’altra direzione.
    - Ovviamente sarà a conoscenza del fatto che Galton avesse scritto di suo pugno varie canzoni che poi sono state firmate con la mano di Tod Carlton.
    - Sì, certo che lo so. Tutti lo sapevano alla Star Music. E credo anche in altri posti.
    - Cosa le diceva a questo proposito Sam? Non era dispiaciuto?  
    Il cameriere si trovava non lontano, attento evidentemente a intervenire per sostituire i bicchieri vuoti con altri pieni. La ragazza disse:
    - Sì. Certo che ne era dispiaciuto. Si intraprende questo mestiere per l’ambizione di emergere, di farsi conoscere, di occupare un posto nell’Olimpo musicale. I soldi da soli non bastano.
    - Secondo Bill, con cui ho parlato, invece sì.
    - Bill Teller?
    - Se è un Bill piuttosto anziano nonché malmesso, sì.
    - Sì, è lui. Be’, Bill è un imbecille! No, che i soldi da soli non bastano. E poi se il tuo talento viene da tutti riconosciuto, di soldi ne puoi guadagnare molti di più. 
    - Potrebbe, Sam Galton, essersi suicidato? Magari proprio per il fatto di non riuscire ad emergere?
    Lei scosse il capo.
    - Non lo so. Non credo.
    - Oppure perché innamorato di lei ma impossibilitato a farsi amare da lei?
    Mi fissò con durezza.
    - Gliel’ho già detto: non c’era nulla di importante fra noi.
    - Forse non c’era per lei.
    Spostò nuovamente, questa volta di scatto, il bicchiere.
    - Con quale diritto fa tutte queste domande?
    - Ho una licenza di investigatore privato che me lo consente.
    - Davvero? E pensa di potersi sostituire alla polizia ufficiale?
    - Qualche volta sì. Soprattutto se la polizia ufficiale si è orientata su una tesi secondo me non veritiera
    Lei non disse nulla. Io vedendo che ai tavolini circostanti cominciavano ad affluire pizze che coi loro effluvi stimolavano le papille gustative, che almeno per quanto mi riguardava erano già in funzione da quando mi trovavo a tu per tu con Helen, feci segno al cameriere che tornò per prendere le ordinazioni: due pizze ai frutti di mare, e due birre, perché questa volta la ragazza intendeva darsi a qualcosa di più forte. Nell’attesa che bevande prima e pizze poi arrivassero, prendemmo a parlare di vari argomenti. Seppi che si era diplomata al Classico e laureata poi in Lettere. Intendeva fare carriera nel settore discografico: il suo sogno era quello di diventare dirigente e talent-scout. Il mio invece era quello di rimanere in vita ancora per un po’, cercando di evitare di farmi sparare o ridurre la faccia in bistecca alla tartara. E, magari, di risolvere qualche caso che mi consentisse di circolare a testa alta e di guadagnare un compenso che non mi obbligasse a circolare a testa bassa.
    Ridacchiò. - È ridotto così male?
    - Cerco di non darlo a vedere.
    Quando la cena fu conclusa, ordinai i caffè. Quindi chiesi il conto al ragazzo. La ragazza mi chiese a sua volta: -È sicuro di poterlo saldare? - Sorrideva, nel dirlo. Sorrisi anch’io, nel rispondere.
    - Posso sempre lavare le stoviglie come contropartita. E occultare qualche posata da impegnare al monte di pietà.
    Lasciai una mancia più sostanziosa della pizze appena consumate e insieme lasciammo anche il locale. Una luna tonda e luminosa rischiarava il cielo producendo riverberi sulla calma superficie dell’oceano. Lo stridio dei gabbiani pareva un discorso continuamente reciso, una sorta di messaggio criptico a noi umani incomprensibile. Prendemmo a passeggiare lungo la battigia, in silenzio, lei probabilmente con la mente rivolta al futuro, io con l’anima rivolta al passato. Poi ci fermammo, quasi di concerto, fissandoci seri in volto. Fui io il primo ad avvicinare il viso al suo, e a posare la mia bocca sulla sua. Lei inizialmente lasciò fare. Poi rispose con calma e calda intensità. Fu un bacio lungo che ebbe diritto di replica altrettanto lunga, e non meno bella. Quando le nostre bocche si furono distaccate, Helen disse:
    - Devo tornare a casa. Grazie per la pizza.
    - Grazie a te
nota: il giallo non esce nei giorni festivi


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