PER GLI AMANTI DEL GIALLO

Continua ogni giorno, sempre alle ore 9:00, il romanzo Nero su bianco di Antonio Mecca . Saranno graditi commenti, consigli e comunicazioni.

Indirizzare a edbedizioni@libero.it - Rubrica: "Per gli amanti del Giallo". Buona lettura




Segue da ieri ore 9:00

  Sempre con la mia antenna, quasi guidato da essa, mi diressi sul Wilshire Boulevard, dove sapevo trovarsi un importante concessionario di auto. Il tempo cominciava a cambiare; alcune nuvole appannavano il cielo, sebbene l’astro del sole fosse sempre ben presente quanto a intensità di calore e le auto sfrecciassero quando ne avevano la possibilità lungo il boulevard, agli angoli del quale le palme suggerivano un’idea di Oriente tanto lontano quanto irreale. Il concessionario occupava un edificio a due piani largo quanto un bastimento, tutto vetrate scintillanti dietro le quali modelli di auto appena sfornate si offrivano allo sguardo interessato di passanti vogliosi di novità su quattro ruote. Lasciai provvisoriamente la Ford, sulla quale viaggiavo già da vent’anni, per scendere e dirigermi, sempre con l’antenna in pugno, all’ingresso. Una ragazza di bell’aspetto, bionda platino, incrociò il mio sguardo ma non le sue braccia, poiché volenterosa esibì al contrario un sorriso smagliante che avrebbe potuto causare danni alle sue calze, se le avesse portate, e aspettò che la mettessi al corrente del perché della mia visita.
     - Buongiorno - la salutai con un sorriso non altrettanto smagliante a causa del sesso e della differenza d’età. Le mostrai l’antenna.  
     - Avrei bisogno di parlare con qualcuno che possa sapermi indicare quale modello di auto utilizza questo tipo di antenna.
     Chiaramente non potevo parlarne con lei, visto che le donne si intendono e si interessano di auto quanto io mi interesso e mi intendo di lingue arabe. Uno scrittore italiano aveva scritto che l’uomo ammira l’auto, mentre la donna ammira se stessa dentro l’auto. È tutto quello che la donna può dare nei riguardi della meccanica automobilistica.
     - La faccio parlare con l’addetto ai ricambi - mi disse con la magia del suo sorriso. - Mi segua.
     Percorremmo così un lungo corridoio costeggiato di uffici, incrociando uomini e donne dall’espressione di chi sa cosa sta facendo e perché. Qualcuno fra loro notò l’antenna che reggevo in mano tenuta bassa lungo la coscia, ma lo sguardo non mostrò segno alcuno di stupore. E perché avrebbe dovuto? Quell’oggetto faceva parte dell’oggettistica da loro venduta, per cui… Svoltammo sulla destra e uscimmo in un cortile interno, attraversato il quale arrivammo a l magazzino.
     - Ecco - esclamò- può entrare e parlare con Slim, che risponderà a tutto quello che lei gli domanderà.
     - Compreso il suo numero di telefono? - domandai con l’accompagnamento di un sorriso stile pubblicità anni ’50. Ma più che il decennio in questione era l’età attuale che lo produceva, e il risultato non dava quindi la magia sperata.
     Lei sorrise, senza però commentare. La ringraziai ed entrai nel tempio degli oggetti ricambio. Un lungo bancone di metallo grigio percorreva per quasi tutta la larghezza il locale, dietro al quale cinque uomini erano indaffarati in varie mansioni. Chi a parlare con presunti clienti; chi a sistemare oggetti nelle scansie; chi a digitare sulla tastiera del computer. Uno di loro mi notò e si avvicinò.
     - Buongiorno - salutò. - Dica pure.
     Gli mostrai l’antenna.
     - Saprebbe dirmi a quale automezzo può appartenere?
     Lui fissò l’antenna e poi me. Lo prevenni nella interrogazione che probabilmente stava per farmi.
     - Mi chiamo Stevens, sono un detective - non aggiunsi privato perché ancora non se ne era verificato il bisogno. - Questa antenna è caduta dal suo supporto dopo che il mezzo che la trasportava ha spintonato giù lungo una scarpata un’auto con a bordo un giovane che poi è morto. Vorrei quindi sapere di quale tipo di automezzo potrebbe fare parte.
     L’uomo afferrò l’antenna e la esaminò con attenzione. Poi emise il suo verdetto.
     - È un modello recente, applicabile su auto fuoristrada. Naturalmente non è possibile conoscere con precisione il modello di auto in questione, sebbene ci si possa avvicinare di molto.
     - Di molto quanto?
     - È di sicuro un fuoristrada, che a me sembra abbastanza recente in quanto a produzione.
     Agitando l’antenna come un direttore d’orchestra la bacchetta, o uno schermidore il fioretto, disse:  
     - Venga con me, detective: andremo nel salone dove sono esposti i fuoristrada.
     Lo seguii fiducioso dopo che l’uomo si fu diretto a una sezione ribaltabile del banco e uscito che fu mi ebbe dapprima affiancato e poi preceduto fino a lasciare il locale, per poi riattraversato il cortile entrare nell’ala dell’edificio dove avevo conosciuto: la bella bionda platinata. Che ebbi modo di rivedere ancora, e di sorriderle una volta di più.  
     - Ciao, Mary - la salutò il mio accompagnatore.
     Lei gli sorrise senza rispondere, perché un sorriso di tal fatta era più che sufficiente, visto che sembrava parlarti al cuore e all’anima. Ci trovammo di lì a poco in un salone, dove decine di automezzi luccicanti come gioielli all’interno di teche di cristallo stavano esposti in attesa di acquirenti danarosi o incoscienti, visto e considerato che proprio di gioielli seppure meccanici si trattava, a giudicare dai prezzi riportati. L’uomo si diresse verso alcuni modelli nuovissimi e lì si fermò. Si trattava di Toyota Suv Lexus RX Hybrid, veri e propri bestioni che con minime modifiche sarebbero stati in grado di trasformarsi in panzer da guerra. L’uomo svitò l’antenna sopra il modello in questione grigio metallizzato, confrontandola con quella che gli avevo consegnato. Erano uguali, in effetti. Poi avvitò la mia antenna al posto dell’altra.
     - Ci sta sopra alla perfezione - constatò.  
     - Lei mi assicura che non sia adattabile ad altri modelli?
     - Forse a qualcuno. Ma non a molti altri.
     Quindi la svitò, me la consegnò ed avvitò nuovamente quella originale.
     - Da quant’è che vendete questo modello?
     - Da circa due mesi.
     - Potrei conoscere chi sono stati gli acquirenti?
     - Lei è della polizia ufficiale?
     - Ufficiosa. Sono un investigatore privato - dissi mostrandogli la tessera che avvalorava quanto andavo dicendo.
     - Allora è un po’ più complicato. Non siamo autorizzati a rilasciare i nomi a un privato.
     Non dissi nulla. Lui riprese.
     - Comunque, posso farla parlare con chi tratta le vendite. Se la vedrà poi con lui.
     - La ringrazio.
     Lo seguii in un ufficio installato sempre all’interno del salone, dove si trovava un uomo ancora giovane intento a consultare un computer.
     - Jeff – disse il mio accompagnatore, - c’è qui un detective privato che vorrebbe farti alcune domande.
     Jeff annuì con il testone a forma di noce di cocco.
     - Va bene. - Si accomodi - disse poi rivolto a me.
     - La ringrazio - risposi e salutai l’impiegato.
     - Sieda pure - invitò Jeff. - Mi dica di cosa ha bisogno.
     Gli spiegai la faccenda, per poi concludere:
     - Mi piacerebbe sapere chi sono gli acquirenti degli ultimi modelli da voi venduti.
     - Non siamo autorizzati a divulgare i loro nomi se non agli inquirenti; lo sa, vero?
     - Lo so. Ma io pensavo a un altro tipo di informazione: quella relativa alle loro professioni. Quindi, si potrebbe - se lei è d’accordo - leggermi le professioni degli acquirenti.  
     Pur dubbioso, Jeff finì per acconsentire. Prese a digitare sul suo computer e quindi a leggere. Come era facile prevedere, si trattava di persone che il denaro non lo ricevevano certo dall’assistenza sociale. Il primo era dirigente di fabbrica; il secondo impiegato di alto livello in una industria petrolifera; il terzo proprietario di una gioielleria. A seguire altri ricconi, fino a quando sussultai nel sentire: - direttore vendite alla Star Music.
     Lo fermai dal proseguire.
     - Stop! Alla Star Musica, ha detto?
     - Sì. Ha forse trovato?
     - Forse. Naturalmente non può aggiungere anche il nome…?
     - Naturalmente. Gliel’ho detto.  
     Mi alzai, più che soddisfatto.
     - Va benissimo così. La ringrazio molto.
     Quindi uscii dall’ufficio e agitato da una certa dose di adrenalina lasciai lo stabile e tornai alla mia auto, per poi saltarvi sopra come il giovane Holden (William) nel film “Sabrina” e riprendere la strada del Wilshire Boulevard.


Continua domani ore 9:00

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