PERSO IN UN BOSCO

Il racconto della domenica

Le prime luci dell’alba mi trovarono in una radura che non conoscevo, anche se qualcosa mi diceva di esserci già stato, magari durante l’infanzia. Di quei tempi, ricordavo di avere giocato con tanti animaletti, scoiattoli, ricci, istrici e soprattutto uccellini. Molti avevano coabitato con me e mi svegliavano tutte le mattine con i loro richiami. In realtà, io e i miei fratelli non dormiamo mai, ma mi piaceva lasciare credere loro che mi destassero con i cinguettii.
A loro modo, ognuno mi portava qualcosa che arricchiva la mia crescita. Nulla mi faceva realmente paura, nemmeno lupi, volpi e serpenti, mi rendevo conto di crescere alto e forte. Solo cinghiali e caprioli quando ero giovane avevano attentato alla mia incolumità, ma per fortuna eravamo tanti fratelli, molti più grandi e grossi di me, e il numero faceva la nostra forza. Nessuno mi aveva mai fatto veramente male, se non, tanti anni prima, dei giovani bipedi di una strana specie che con uno artiglio grosso e lucente si erano divertiti più volte a torturarmi. Ma negli ultimi anni non ne ho più visti aggirarsi nel bosco.
Non sapevo come ero arrivato fino li, non ne avevo ricordo, ma non aveva importanza. Ogni tanto dei ricordi riuscivano a squarciare il grande vuoto che c’era nella mia mente. Per esempio, ricordavo di aver assistito a epiche battaglie notturne di gufi e civette con le loro prede, facendo il tifo per gli uni o per gli altri a seconda dell’amicizia che mi legava loro. Una volta Achille, un vecchio gufo un po’ spelacchiato e mal in arnese, intraprese una battaglia con un topo assai combattivo, e stava per avere la peggio, con il rischio di morire di fame, quando giunse suo nipote Eraclito a dare il colpo di grazia al roditore. Era un bellissimo gufo adolescente che si era candidato a occupare il posto del nonno alla guida di quella parte di bosco. Forse sia Achille sia poi Eraclito morirono nel tempo successivo, ma per quanto mi sforzassi, i miei pensieri sembravano vagare nella nebbia e non riuscivo a ricordare.
Questa cosa di ricordare fatti successi molti anni fa e non riconoscere ciò che mi circondava mi preoccupava, mi faceva provare un senso di angoscia, di solitudine, di abbandono. Mi sentivo come se fossi stato solo e perduto nel bosco, bosco che però sapevo che era stato la mia casa per molti anni. Non ricordavo altro del mondo, forse non avevo mai fatto viaggi e vacanze, ero sempre stato qui al mio posto.
Mi si avvicinò uno scoiattolo, mi salì su un braccio e mi disse:
“Cosa c’è mio vecchio amico, quest’oggi ti vedo assai preoccupato”.
“È che mi sento strano, non capisco dove sono, non riconosco nemmeno te, mio caro”.
“Io sono Pietropaolo e per quanto non antico come te, sono l’animale più anziano di questo bosco. E devo ringraziare te e la tua generosità per avere raggiunto questo traguardo, perché mi hai ospitato nella tua accogliente casa fin da quando sono nato”.
“Ah si? Strano, non ricordo di averti mai visto da queste parti”.
“Ma dai, non ci credo! Mi prendi in giro. Mi spiace che tu stia così male. Sai cosa facciamo? Chiamo un po’ dei nostri amici e insieme cercheremo di capire cosa ti sta succedendo”.
In breve, vengo circondato da diverse decine di animali di differenti taglie e specie, molti dei quali, dopo avermi salutato, si sistemano comodi sulle mie lunghe braccia. Guardandoli, mi sembra di riconoscere qualcuno di loro, ma, dopo un po’, la mia mente si perde e non riesco più a concentrarmi.
Passano così diverse ore, durante le quali ognuno di loro mi racconta una storia della sua vita con me, storie tutte emozionanti, ma che mi sembra di non avere mai vissuto.  Tra una storia e l’altra, il vecchio scoiattolo mi rivolge delle domande e poi ascolta perplesso le mie risposte. Anche i miei fratelli vogliono partecipare alla riunione, facendoci giungere il loro pensiero portato dal vento della sera.
Alla fine della giornata sono angosciato. Mi sento solo, anche se sono circondato da decine di animali che dicono di essere miei amici. Prima di terminare l’assemblea, Pietropaolo tira le somme della discussione e sentenzia: “Caro vecchio Olmo, credo che non ti stia succedendo nulla di strano. Sei solo molto anziano, di certo hai più anni di tutti noi messi insieme, e quindi è normale che non ti ricordi di tutto. Ma non temere - conclude - fino a che vivrai, e probabilmente anche dopo, ci sarà sempre qualcuno di noi a farti compagnia e a raccontarti nuove storie”. 


Marco Lucio Fasan

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