Quando il canto apre la porta al cinema

Gloria Guida dal disco per l'estate a interprete del film "La ragazzina"

Ha di recente compiuto gli anni: 65 sulla sua tabella di marcia essendo nata il 19 novembre 1955, Gloria Guida, venuta alla luce a Merano ma cresciuta a Casalecchio di Reno, provincia di Bologna perché di famiglia emiliana. Inizia la sua carriera artistica in qualità di cantante in un locale della riviera romagnola gestito dal padre. Gloria non appena iniziato il suo splendido sviluppo adolescenziale si tramuta in una ragazza bellissima, e tenta quindi la grande avventura di cantante nel 1972 partecipando al Disco per l'estate con la canzone "L'uomo alla donna non può dire di no", che diventato un singolo sarà seguito da un secondo disco a 45 giri dal titolo "Cuore, fatti onore". Sebbene dotata di una voce tutt'altro che disprezzabile, Gloria Guida non ottiene grande riscontro nell'ambiente musicale ma - notata dal cinema per la bellezza del suo volto e del suo fisico - eccola esordire a 18 anni nel 1974 con il film "La ragazzina", diretto da Mario Imperoli, che la dirigerà altre volte. 
Film a cui seguirà, nello stesso anno, "La minorenne", quando la maturità si conquistava a ventuno anni. Dal 1974 al 1982 la splendida Gloria girerà 25 film, esordendo anche a teatro nel 1979 con la commedia musicale "Accendiamo la lampada", scritta da Jaja Fiastri, dove conoscerà Johnny Dorelli e con il quale nascerà un amore che li condurrà dodici anni dopo al matrimonio e in precedenza alla nascita di una figlia: Guendalina, bella quasi quanto la madre. Dopo il matrimonio con Johnny (che chiamandosi Guidi non si allontana poi molto dal cognome della moglie) Gloria si è gradatamente allontanata dal mondo della celluloide apparendo in pochi spettacoli teatrali (generalmente a fianco del marito) e in qualche programma televisivo. Sempre bella, sempre almeno in apparenza non dissimile dal suo periodo d'oro, Gloria Guida è rimasta nell'immaginario collettivo come la splendida protagonista di oltre venti film che sono lo specchio - forse deformato - dell'Italia di allora, dove parallelamente all'orrore pressoché quotidiano di attentati di matrice di sinistra o di destra all'amatriciana (perché spesso l'orrore si mescolava alla quotidianità più casereccia e il sorriso o la sghignazzata alla tragicità dei delitti, attentati e stragi che si susseguivano a getto continuo) ci fu anche la legge sul divorzio, la rivoluzione sessuale, l'avvento della TV a colori a far dimenticare per quanto possibile quel nero plumbeo della realtà che non transitava nel cinema di cui i film di quegli anni più rappresentativi sono quelli di Terence Hill e Bud Spencer e - appunto - i film della commedia sexy. Osteggiati dalle femministe perché convinte (non del tutto a torto) che la donna vista come oggetto sessuale facesse fare un passo indietro alle donne italiane per cui restare al passo coi tempi sarebbe stato più complicato. Erano però  
assai graditi dal pubblico maschile, che correva a vederli traendo piacere non solo dai nudi femminili che si esponevano ai loro occhi sgranati (Edwige Fenech, Nadia Cassini, Anna Maria Rizzoli, e Gloria Guida appunto) ma si divertivano anche per la presenza di bravissimi comici quali Renzo Montagnani, Lino Banfi, Alvaro Vitali, Mario Carotenuto, Vittorio Caprioli su sceneggiature in apparenza sgangherate ma in genere piacevoli dovute alla penna di autori primo fra tutti Francesco Milizia e alla regia di Mariano Laurenti, Nando Cicero, Michele Massimo Tarantini. La fotografia era di buon livello, e le musiche pure (specie quelle composte dal bravo e prolifico Gianni Ferrio), che compose la musica anche per alcune canzoni poi eseguite nel corso del film dalle attrici protagoniste, Gloria Guida in primis. Sebbene quest'ultima abbia più volte asserito che quei film oggi li potrebbero vedere anche le educande, e sebbene spesso non consistessero molto più che di scene sotto la doccia (questo profluvio di acqua corrente non basta però per renderli film puliti) l'hard era comunque presente, e poi si sa: tanto va la gatta all'hard che ci lascia lo zampino: allo zampone dei guardoni. Ma ora che quei tempi sono lontani e che le passioni di allora si sono raffreddate, si può a mente fredda vederli e giudicarli con un altro occhio, e ammettere che pur nei loro limiti sono divertenti da vedere, e che la parata di corpi nudi davanti all'occhio della macchina da presa e a quello dello spettatore non era peccaminoso, ma rappresentava - e rappresenta - la purezza della bellezza femminile che offrendosi alla parte maschile diluisce questa dalle eccessive intemperanze di violenza e aggressività.

Antonio Mecca

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