QUANDO LA DANZA DIVENTA POESIA

Carla Fracci, La Sylphide 1985

Fino agli anni Settanta-Ottanta del Novecento il bel viso di Carla Fracci aveva mantenuto i lineamenti gradevoli graditi a chi l'aveva scelta selezionandola fra tante altre aspiranti ballerine del celebre Teatro alla Scala, situato nel salotto buono di Milano costituito dalla galleria Vittorio Emanuele Secondo, da Palazzo Marino e da via Manzoni. Carla all'anagrafe si chiamava Carolina, come la principessa di Monaco, ma a differenza di costei era una regina: nella dedizione al suo lavoro e nella serietà della sua vita familiare di moglie: sposata dal 1964 con il regista teatrale Beppe Menegatti e di madre: di Francesco, unico figlio di questa coppia. Era nata a Milano il 20 agosto 1936, e il 27 di questo mese e anno è mancata, sempre a Milano, afflitta da tempo da un male incurabile. Il padre Luigi era bigliettaio su una linea tranviaria, la madre Santina operaia alla Innocenti di Milano. Aveva una sorella: Marisa, anche lei diventata in seguito ballerina. Con l'inizio della seconda guerra mondiale nonché dei vari guai ad essa collegati la famiglia Fracci si trasferì in campagna, a Volongo, provincia di Cremona dalla nonna materna. Al termine del conflitto rientrò a Milano, quando la bambina aveva ormai nove anni. Spesso i genitori la portavano con loro al Circolo ricreativo dell'azienda dei trasporti e fu lì che alcuni amici notarono il senso del ritmo che contraddistingueva la bambina e per questo convinsero i suoi genitori a farle fare un'audizione al Teatro alla Scala. Carla lo supera anche grazie al suo bel viso, perché in un numero di danza non contano soltanto le gambe e ovviamente la bravura artistica, ma anche il volto, gli occhi, i capelli. Dal 1946 prende a studiare alla scuola di ballo del teatro milanese dapprincipio con una certa insofferenza perché - abituata com'era alla campagna - mal sopportava la costrizione dello stare al chiuso per ore a ripetere sfiancanti movimenti di danza. Ma la costanza ha ragione di tutto questo, come intitolava Pratolini un suo romanzo, e così nel 1954 si diploma e due anni dopo diviene ballerina solista. Altri due anni e: nel 1958, prima ballerina alla ancora verde età di 22 anni. Dalla fine degli anni '50 che seguono anche la fine del nostro grigio post-dopoguerra alla fine degli anni '70 balla con diverse compagnie straniere e dal 1967 è ballerina ospite dell'American Ballet Theatre. Interpreta "Giselle", "Giulietta", "Francesca da Rimini", "Medea". È partner di Rudolf Nureyev, Mikail Baryshnikov, Erik Bruhn. Ed è proprio con quest'ultimo che nel 1968 gira "Giselle" su pellicola a colori, in un grandioso e bellissimo film della durata di 90 minuti, la cui visione vola come le ballerine sulla punta delle loro scarpette: rosa come i loro sogni di adolescenti. Alla fine degli anni Ottanta Carla Fracci dirige il corpo di ballo del teatro San Carlo di Napoli, e dal 1996 al 1997 quello dell'Arena di Verona, che essendo somigliantissimo all'arena di Roma la porta proprio nella nostra capitale come direttrice del Corpo di ballo del Teatro dell'Opera dal 2000 al 2010. Carla Fracci fu anche attrice dove, in Televisione, nel 1982, interpretò il ruolo di Giuseppina Strepponi, seconda moglie di Giuseppe Verdi. Fu sempre di aspetto e di modo di fare semplice, Carla, non esimendosi dal partecipare a spettacoli di varietà dove si esibì pure nella danza moderna per eccellenza: la discomusic, e questo ad esempio in alcune puntate di spettacoli di varietà televisivi. Brava e bella, e: perché no?, bravissima e bellissima Carla Fracci ebbe, fra i tanti e meritati onori, anche quello di essere ammirata da Charlie Chaplin il quale: il 24 febbraio del 1972, nella fotografia che li ritrae insieme ad altri amici, scrisse la seguente dedica: "You are wonderful! Charlie Chaplin." Sarebbero stati una bella coppia trent'anni prima, con lei partner di lui in un film interpretato dal "Vagabondo" come "Il grande dittatore", ultimo film: 1940, dove appare il personaggio di Charlie "The Trump" e primo parlato dal grande attore-regista-sceneggiatore. Al posto della bella Paulette Goddard ci sarebbe stata bene la non meno bella - e brava - Carla Fracci, in una parte che molto spesso tocca il nostro cuore per la sua poesia.

Antonio Mecca

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