Quando la trascuratezza e la superficialità diventano tragedia

Oggi è una splendida giornata di sole a Verbania. Come lo è stato domenica 23 maggio. A Stresa, località fra le più belle del lago Maggiore nonché di tutto il Piemonte la funivia in funzione dal 1970 avrebbe portato sulla cima del Mottarone per poi riportarli alla stazione di partenza di Stresa quindici persone, quindici turisti di nazionalità italiana e straniera che occupavano la cabina per un terzo, poiché le normative anti-covid giustamente stabiliscono di mantenere una certa distanza sociale. La durata del tragitto è di soli venti minuti, venti minuti intensi per la bellezza elargita da luoghi cantati e decantati da scrittori come Hemingway e Giuseppe Antonio Borgese. Si dice che la bellezza salverà il mondo, e noi accettiamo questo assioma così come si accettano tante cose, talvolta giuste e talvolta no. Comunque di certo non ha salvato la vita di tutte quelle persone unite dall'eccitazione per la gita domenicale le quali intorno a mezzogiorno e mezzo, a poche decine di metri dall'arrivo in quell'angolo di paradiso si sono viste catapultare all'inferno precipitando con la velocità di una pietra scagliata da una fionda. E questo per due guasti sommatisi fra loro: lo spezzarsi del cavo trainante e il non funzionamento del freno. E così giovani e anziani e bambini eccoli inscatolati com'erano venire ghermiti dalla morte e prima ancora dall'orrore che li aveva avvolti, consapevoli di quello che stava loro accadendo nonché con ogni probabilità della fine che stava inevitabilmente sopraggiungendo. Giovani esistenze di ragazzi e ragazze felici di vivere, di sperare, di potersi proiettare verso il futuro, verso un lavoro che dava loro soddisfazione o che lo avrebbe dato. Felici di poter sperare maggiormente da che questa dannata pandemia si sta fortemente ridimensionando. Felici di stare insieme, di potersi amare reciprocamente, di porre i primi mattoni di quella che sarebbe stata la loro capanna con i propri cuori dentro, soddisfatti di quel connubio che il destino aveva predisposto loro: italiani del Nord e italiani del Sud unitisi in coppia, o italiani insieme a stranieri che poi - di lì a qualche tempo- stranieri non lo sarebbero più stati. La commozione non può cogliere chi ne parla: sindaca, rappresentanti della protezione civile, vigili del fuoco. Perché di fronte alla morte per cause incomprensibili come il doppio guasto che si è verificato, come si può non provare incredulità e tristezza? Soprattutto nei riguardi dei giovani, giovani puliti e desiderosi di mettersi al servizio degli altri quando spesso lo Stato non si mette al servizio loro, costringendoli ad emigrare o a non mettere al mondo figli. La scomparsa di giovani vite, quando sono pulite e oneste, è come lo spegnersi di universi. Perché se ci vogliono anni per costruire il mondo dentro di noi, basta poi un attimo per spegnerlo definitivamente e irreparabilmente.E tutto questo a causa di tre persone che per lo sporco guadagno hanno manipolato i freni della funivia impedendo che questa si fermasse in caso di guasto. È proprio il caso di affermare che siamo tutti appesi a un filo, come marionette agitate da uno sporco destino.

Antonio Mecca

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