Raffaella Carrà: una di quelle perle

Che scendono dal contagocce con parsimonia

Un lungo viale conduce alla parte alta di Pallanza, e su questo viale si trovano alcuni negozi fra i quali l'ottima bottega di frutta e verdura gestita da Stefania Daniele e dal marito. Stefania ha in comune con il grande e indimenticato cantautore napoletano Pino una certa musicalità nella voce e nello sguardo. Da lei apprendo che all'età di cinque-sei anni ha avuto modo di assistere a Pallanza, nella parte bassa della bella località sita sulle dolci sponde del lago Maggiore, a un concerto di Raffaella Carrà. Si era poi recata con i familiari all'hotel Majestic, il miglior albergo di Pallanza, un quattro stelle che di stelle dello spettacolo, ne ha ospitate ben più di quattro. Allora la piccola Stefania ottenne un autografo da Raffaella, ancora giovane soubrette di 34 anni perché la manifestazione si tenne domenica 10 luglio 1977, con il palco a ridosso della strada fronteggiante il lago con le sue folte e profumate magnolie, i colorati oleandri nonché le timide palme lacustri che sembrano nella loro modestia riecheggiare le ben più voluttuose palme africane. L'apertura  avvenne alle 20,30 e l'arrivo della brava e bella Raffaella previsto per le 21,00. Solo che un'ora dopo ancora non era arrivata e sarebbe passata un'altra snervante mezz'ora prima che facesse il suo sfavillante ingresso, accolta da numerosi fischi i quali a differenza di quelli lanciati dal pubblico americano non erano propriamente di ammirazione. Anche perché un inconveniente tecnico relativo all'impianto sonoro non è che predisponesse l'animo a più gentili comportamenti. Per cui, partenza dello show rinviata alle ore 23,00, Con l'accompagnamento della coppia di ballerini Enzo Paolo Turchi e Joel Galietti finalmente le canzoni accompagnate dai relativi balletti hanno inizio seppure in playback, ma Raffaella reduce com'era da grandi spettacoli televisivi quali "Milleluci", "Canzonissima '70-71-74" sa ben presto accattivarsi le simpatie del pubblico così che la serata si conclude in bellezza come lei era all'epoca e a quell'età e come Pallanza era ed è da sempre e per sempre.
Poi, eccola pronta a firmare autografi, dediche e a farsi riprendere dalle macchine fotografiche. Tutto questo lo si può apprendere da un articolo pubblicato da "La Stampa" messomi gentilmente a disposizione da Leonardo Parachini del Comune di Verbania. La mia indagine prosegue all'hotel Majestic, dove la dolce e cortese direttrice Mariangela mi invita a sedere sulla terrazza prospicente il lago dove parliamo di Raffaella Carrà che lei non ha conosciuto ma che ha da sempre apprezzato. Infine: last but not least, telefono al mio amico Antonello Cusanno, con il quale parlo del periodo 1987- 1989 nel quale Raffaella era passata alla Fininvest trainata da Pippo Baudo insieme con Lorella Cuccarini ed Enrica Bonaccorti. Poi il Pennellone della Tv diede una mano di vernice a cancellare quel suo ingresso improvvido e fece ritorno: dopo quasi un anno, in Rai, per poi in seguito tornare in Fininvest e poi ancora in Rai, a dimostrazione che la coerenza non è di tutti. Antonello era all'epoca tecnico audio, talmente bravo che di lì a pochi anni quando Lorella era impegnata a teatro nel musical "Grease" lo convincerà a mettersi in aspettativa per un mese dalla Tv per poter lavorare a teatro dove c'erano da microfonare decine di attori-ballerini. Lui accettò la proposta finendo così per guadagnare non poco. Ebbene, all'epoca: 1988, del "Raffaella Carrà Show", Raffa era solita - dopo le prove dello spettacolo - recarsi con la troupe al Circolo di Sesto San Giovanni vicino gli studi di Cologno Monzese per cenare con i tecnici e poi giocare a biliardo, dove impugnava la stecca ed erano queste le uniche volte che "steccava". Era insomma una che assolutamente non se la tirava, cosa questa che in un mondo artefatto, quale quello dello spettacolo è, accade con rarità. Perché le rarità, come Raffaella Carrà era, sono perle che scendono dal contagocce con parsimonia, come collirio negli occhi arrossati di chi ha problemi con le pupille. Pupille che ne han viste troppe e troppo poche giuste.

Antonio Mecca

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