ROSE BIANCHE SULL'ACQUA

Ambientato sul lago d'Orta il romanzo giallo di Erica Gibogini

La Casa Editrice Morellini ha pubblicato quest'anno il romanzo poliziesco di Erica Gibogini "Rose bianche sull'acqua". Si tratta di un giallo ambientato a Orta, come riportato dal sottotitolo, una vicenda che vede protagonista una bella ragazza di Milano: Laura, che si trova in quella località lacustre per una mini vacanza di pochi giorni offertale da alcune sue amiche. Qui, nell'albergo in cui alloggia, Laura conosce Alice, una ragazza pressappoco coetanea, bella e simpatica, in procinto di convolare a nozze. Invece si appresta a volare soltanto, ma in cielo, poiché perderà la vita a un terzo del romanzo, e la polizia: incarnata dal commissario Verano di Omegna, dovrà indagare per appurare se la morte di Alice sia dovuta a incidente, suicidio, oppure omicidio.
Le descrizioni di Orta e dell'omonimo lago, dell'isoletta di Orta San Giulio e della cittadina di Omegna sono particolareggiate e ben rese dal talento dell'autrice, nata a Premosello ma residente a Pettenasco, paese sulla riva del lago d'Orta, dove lavora come impiegata nella Pubblica Amministrazione.
I personaggi da Erica descritti: poliziotti, pescatori, albergatori, anziani del luogo sono ben tratteggiati, ma non solo a tratti bensì per tutto il percorso lineare della storia la quale: come un cannocchiale retrattile si snoderà man mano consentendo di scrutare l'orizzonte e di vedere le nuove fasi della vicenda, che nel finale avrà il suo bravo colpo di scena.
Il lago d'Orta, piccolo lago di grande bellezza, sprigiona una magia il cui incanto cinge l'animo di chi lo osserva sia dall'acqua sia dalla riva. La magia, si sa, può essere bianca o nera, positiva o negativa - soprattutto quando si utilizza la vecchia pellicola ormai sempre più trascurata a favore del digitale - e indurre a un incanto che non sempre rappresenta un fattore positivo, poiché può ghermire con una malinconia che porta a riflettere su se stessi, e può indurre i più sensibili ad intristirsi forse troppo.
Il commissario che conduce le indagini porta il nome del più famoso cimitero di Roma, le cui lapidi presenti a ricordare gli assenti sono tanto numerose quanto lapidarie nelle scritte commemorative lì riportate. E anche il modo di indagare del commissario della Gibogini è lapidario, poiché agisce senza dispensare troppo di sé per quanto riguarda le proprie emozioni. Forse il vero protagonista del romanzo è il lago, che l'autrice si capisce amare molto e che solitamente lambisce la riva come la lingua di un gatto voglioso di carezze, ma che può anche trasformarsi sotto una tempesta seppur non shakespeariana ugualmente in un dramma. Poi, come la quiete dopo la tempesta riporta il tutto alla normalità della vita, anche il delitto che ha sconvolto la tranquillità della cittadina, una volta risolto avrà il potere di distruggere il maleficio e far tornare il tutto alla normalità, eliminando quella situazione di cui parlava il grande critico americano Edmund Wilson a proposito del romanzo di Raymond Chandler "Addio, mia amata", che "trasmette al lettore un senso di malessere, il terrore di una congiura nascosta capace di trasformarsi continuamente nelle forme più diverse e imprevedibili".
Il romanzo di Erica Gibogini trasmette molte emozioni, tenendo testa a quelle trasmesse dall'ambiente lacustre presente nel suo libro.     

Antonio Mecca

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