TRASFERTA ITALIANA 4

Verso l’una Solmi passò a prendermi per recarci insieme nella downtown, il centro città, che si riduceva poi al quadrilatero formato dalla grande chiesa cristiana il Duomo, somigliante a quella di Saint Patrick a New York, alla adiacente Galleria dedicata al penultimo Re d’Italia padre dell’ultimo Re in ogni senso, visto a quali rovine questi aveva condotto il Paese, e dove gli altri due lati erano formati da alcuni palazzi, di un lontano passato, sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Lasciata l’auto in un garage il mio collega italiano mi scortò all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II, una squisitezza in stile barocco o perlomeno a me così sembrava farcita di negozi e librerie, un McDonald e alcuni ristoranti. Quello in cui mi portò Solmi si trovava proprio alla fine della Galleria, all’ultimo piano raggiungibile tramite ascensore. Approdammo su una tettoia che guardava la città, e da qui in una sala interna non molto grande contenente una decina di tavoli. Una ragazza bionda di notevole bellezza accolse Solmi con grande gentilezza, arrivando ad estendere il suo magico sorriso anche a me. Era una estensione pericolosa, come quella di un elastico di fionda che una volta mollato avrebbe lanciato il suo carico ferendo il destinatario. Sedemmo dove lei ci indicava, a un tavolo per due rivestito di tovaglia a scacchi bianchi e rossi con al centro un vasetto di fiori e una candela, che la donna si avvicinò per accendere. Solmi la prevenne.

- No, per favore. Sarà anche, il nostro, un gioco che vale la candela, ma da questo fino ad arrivare al romantico tete-a-tete, non mi sembra il caso.

Lei rise. Io pure, sulla fiducia.

- Sì, avete ragione. Vi porto il menu. È meno romantico, ma di solito ben più gradito. In attesa di un piatto di pasta che avrebbe preceduto un secondo di scaloppine ai funghi, il mio amico mi parlò di Vania, che aveva iniziato a sorvegliare dal giorno prima, poco dopo avere ricevuto la mia telefonata.

- Mi sono recato all'indirizzo dove risiede, nei pressi di piazza Udine che a sua volta è vicina a un grande parco pubblico. Lei abita in una delle palazzine a due piani della zona, nelle vicinanze di un grande supermarket. Ho aspettato fino a quando non l'ho vista uscire di casa e di lì a poco entrare nel supermercato. L'ho seguita per vedere se si incontrava con qualcuno, ma non si è fermata con nessuno, né all'interno né all'esterno. Ha riempito in parte il carrello della spesa e poi se n'è tornata a casa. Ho aspettato lì nei pressi per oltre due ore, senza vederla uscire. Poi me ne sono tornato a casa Non potevo stare in appostamento per tutto il giorno. 

Nel frattempo i due piatti di pasta fumante erano arrivati, per cui iniziammo a far loro onore.

Riprendemmo il discorso interrotto a fine portata, e fui io a fa

- Come intendi procedere? – chiesi. – Effettuando la sorveglianza a turni alterni?

- Sì. Pensavo che io potrei fare la notte, mentre tu riposati pure e poi domani potrai raggiungermi a

  questo indirizzo alle sette mediante un taxi.

Mi porse un biglietto dove veniva riportato a penna l'indirizzo relativo alla casa nella quale alloggiava la ragazza. Poi, a pranzo concluso, ci andammo. Le palazzine si trovavano immerse nel verde, e quella zona mi ricordò un po’ la zona che si trova a una delle estremità del ponte di Brooklyn, a New York.

Non era poi male, ma neppure un qualcosa sulla quale sbavare. Restammo lì per un po’, dopodiché un taxi mi ricondusse al mio hotel.

Antonio Mecca

 

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

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