Una proposta per la determinazione del salario minimo a Milano

Un gruppo di studio indipendente definirà i criteri per calcolare il salario minimo per vivere a Milano. Il gruppo di studio, coordinato dal professor Maurizio Del Conte, coinvolge le parti sociali e si pone l’obiettivo di contribuire a riequilibrare il rapporto tra costo della vita e stipendi. Il salario minimo così calcolato verrà poi messo a disposizione dell’amministrazione comunale per una certificazione sul modello del Living Wage londinese, della contrattazione collettiva territoriale e aziendale e, più in generale, del mondo del lavoro milanese. E sarà aggiornato su base annuale.

È l’esito del convegno “Per un salario giusto a Milano” promosso da Adesso! a Palazzo Marino il 22 marzo scorso, in occasione della presentazione di uno studio condotto con il think-tank Tortuga sull’applicabilità di una misura analoga al London Living Wage nel capoluogo lombardo al quale hanno partecipato tra gli altri Marco Barbieri, Segretario generale di Confcommercio Milano, Maurizio Del Conte, Professore di Diritto del Lavoro all’Università Bocconi, Francesco Armillei, Ricercatore dell’Università Bocconi e del think-tank Tortuga, Tomaso Greco, Fondatore di Adesso!, Eros Lanzoni, Segretario di Milano Metropoli CISL, Daniele Nahum, Presidente della sottocommissione carceri del Comune di Milano, Matteo Reale, presidente di CNA Milano, Camilla Sorrentino, Ricercatrice del Politecnico di Milano e Luca Stanzione, Segretario della CGIL Milano.

Il percorso che porta all’avvio del gruppo di studio nasce nell’ottobre scorso, quando ha indicato il London Living Wage come possibile modello per dare una risposta immediata al rapporto sfavorevole tra prezzi e stipendi in città. 

Da allora è stato avviato un percorso di studio, con una ricerca che ha visto gli sforzi congiunti di Adesso! e Tortuga, per fotografare la realtà milanese e analizzare gli esiti della politica londinese. Proprio presentando la ricerca a Palazzo Marino si è deciso di mutuare dall’esperienza londinese l’idea di una commissione indipendente che determini i livelli salariali minimi, ma al tempo stesso di tenere in considerazione gli elementi specifici della situazione ambrosiana. Tanto Marco Barbieri (Confcommercio) quanto Luca Stanzione (CGIL) hanno indicato tra le questioni dirimenti il problema dei costi che negli ultimi anni hanno conosciuto una notevole espansione.
L’incontro del 22 marzo non è un punto di arrivo, ma di partenza: spetterà al gruppo di studio lavorare a ritmi serrati per restituire alle lavoratrici e ai lavoratori milanesi un parametro salariale il quanto più possibile oggettivo e condiviso. Le Istituzioni milanesi e la contrattazione collettiva avranno invece l’opportunità di estenderlo a garanzia delle condizioni di vita del maggior numero possibile di persone. 

Milano ha sempre chiesto molto a chi si trasferiva in città per ragioni di studio o di lavoro, ma allo stesso tempo ha sempre restituito la possibilità di costruire qui il proprio futuro, di diventare milanese a tutti gli effetti, senza discriminare tra chi a Milano è nato e chi invece l’ha raggiunta per scelta o necessità. È un “contratto sociale” quello che è entrato in crisi: Milano offre ancora lavoro e opportunità, ma non prospettive. Chi lavora a Milano finisce, in un numero crescente di casi, per non potersi permettere di vivere in città e al tempo stesso risparmiare per costruirsi un futuro. Cambiare le cose è possibile, ne va del presente e del futuro di Milano come città delle opportunità diffuse.

 A cura di Tomaso Greco

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