ALBERTO PELLEGATTA

Lasciare tutto in ordine per fare finta di niente


Lasciare tutto in ordine per fare finta di niente -

pastiglie e terrazze meglio che fucili e rasoi.  


Asciuga sotto cespugli di mirto.

Si inarca inconsolabile 

l’azzurro ruffiano degli ospedali. 

Non dorme mai

neppure quando cedono le bestie

sembra un cuore robusto. 


La pena ha un orario di visite.

Non basta questa superficie

se pure si allungasse in un miracolo.

Troppo rudimentale, di poche pretese

ancora troppo acustica, ancora non 

impronta di animali nella neve. Senza verbi

funzionerebbe lo stesso, puro stile 

senza significato. Senza mani da lavare. 


Sempre un bene di circostanza, una fantasia

su cotone. Dimentica di essere un telefono 

per diventare affetto. Scrivimi indietro.



Sparirebbe anche da altri appartamenti 

coperto da un bianco sfibrato – eccidi che 

        [ accelerano 

le armonie naturali. Pure con altri atteggiamenti.


Nei tuoi bicchieri l’acqua diventa asma. 

Forse un esaurimento, su grandi ali 

come un sollievo. Si battono i bisonti nella nebbia.


Il dolore esce oleoso dal rubinetto chiuso male. 

Nell’incavo del ginocchio dove prude. 

Per questo le scariche, il trauma, non per ritrovare 

l’equilibrio, non per formare piazze o tendenze

ma per disobbedire alla natura, che poco a poco

diventi libertà. Dolci sparatorie rischiarano la notte.

Per ogni forma il suo contrasto. Andare in pezzi

per migliorare. 


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