ALER SAN SIRO, 10 SPAZI POSSONO BASTARE?

Nel corso degli anni sono state intraprese varie iniziative, anche investendo decine di milioni di Euro. Ma tutto sembra legato a situazioni particolari e a sperimentazioni

Quando qualcosa si muove è comunque opportuno tenerla in considerazione. È il caso del bando “Nuove luci a San Siro” presentato lo scorso 22 febbraio anche al Consiglio del Municipio 7 da Aler e Regione Lombardia. Si tratta di 10 spazi di varia natura (negozi, seminterrati, sottotetti) inutilizzati e messi a bando nel Quartiere Aler San Siro per favorire l’attivazione di iniziative con caratteristiche sociali e imprenditoriali, di attenzione verso il quartiere e di apertura dello stesso alla città. I costi di ristrutturazione degli spazi saranno sostanzialmente coperti da Regione Lombardia con un contributo di €. 200mila. Per partecipare al bando, previa visita degli spazi (prossime date 12 e 14 marzo), c'è tempo fino al 12 aprile, mentre le graduatorie saranno pubblicate entro il 30 giugno, a seguito della valutazione di una giuria composta da 3 rappresentanti di Aler, 2 della Regione e 2 del Politecnico. A quest’ultimo proposito, va ricordato il significativo impegno profuso dal Politecnico di Milano che nel Quartiere San Siro, nell’ambito del più ampio progetto Polisocia per la didattica sul campo, da qualche anno ha aperto un’aula didattica dove si fa lezione “sul campo” (Mapping San Siro, guidato dalla professoressa Cognetti).
Se questa è la specifica iniziativa, cogliamo però l’occasione per porre all’attenzione alcune note informative e di metodo.
Contratto di Quartiere San Siro - Il quartiere Aler San Siro, nell’ambito dei Contratti di Quartiere che nell’ultimo decennio per Milano hanno visto un investimento di €. 238 milioni, è già stato oggetto di investimenti per €. 46 milioni. Peraltro, quando la Commissione Periferie della Camera dei Deputati è giunta a Milano nel marzo 2017 per verificare le situazioni di degrado urbano, è andata a visitare proprio i Quartieri San Siro e Mazzini al Corvetto, rientranti nei Contratti di Quartiere. Ora, Milano si appresta a investimenti per altri 356 milioni di euro (per esempio nel Quartiere Giambellino): ma se non si verificano i motivi del “fallimento” dei precedenti Contratti e relativi investimenti, su cosa si può fondare la speranza che i nuovi Contratti e investimenti abbiano una sorte migliore?
Rigenerazione sociale - Dei 6.100 appartamenti del Quartiere Aler San Siro (di cui 4.647 di proprietà regionale a gestione Aler), 700 sarebbero occupati abusivamente, sia da racket affaristici sia con presunti obiettivi sociali, mentre altri 700 sarebbero vuoti. Allora, continuare a inserire solo popolazione fragile nei quartieri ERP aumenta le problematiche, invece di risolverle. Bisogna invertire la tendenza, puntando alla rigenerazione socio-abitativa (alla quale il  bando cerca di concorrere)  anche utilizzando parte degli appartamenti vuoti. 
Vuoti da riempire - Ci si chiede come mai nel patrimonio abitataivo pubblico ci siano tanti vuoti (a Milano circa 7.500 appartamenti, nonché circa 900 spazi commerciali) con evidente danno economico. In proposito c’è da osservare anche la contraddittorietà delle normative. Per esempio, prendiamo Aler. È un ente pubblico economico soggetto al controllo della Corte dei Conti. Quindi, se per venire incontro a commercianti in situazioni di difficoltà si procede a una riduzione della locazione, la Corte dei Conti interviene a sanzionare per danno erariale. Se, invece, il commerciante lascia il negozio e questo rimane vuoto e, quindi, non si percepisce l’affitto e, magari, si pagano le spese condominiali, la Corte dei Conti non dice niente (come accade in quel di Quarto Cagnino, dove Aler continua a pagare oltre €. 22mila all’anno di spese condominiali per due spazi commerciali vuoti da un decennio, cioè oltre €. 220mila gettati al vento). 
Municipi - L’elenco di normative contraddittorie e di casi “strani” potrebbe continuare. In conclusione, segnaliamo solo che i Municipi - l’ente amministrativo più vicino al territorio - non ha alcuna competenza in materia di edilizia pubblica (al contrario di quanto era preventivato dal Regolamento dei Consigli di Zona del 1977, peraltro mai applicato). Ma i fatti dimostrano ogni giorno che il mantenimento di un’organizzazione centralistica dell’Amministrazione comunale, ma non solo, porta a una serie di inefficienze. Insomma, è difficile che i problemi vengano risolti utilizzando uguali modalità e regolamenti che li hanno provocati,  come nel caso dell’Edilizia Residenziale Pubblica. 

Walter Cherubini
Centro studi ConMilanoOvest-CPM

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