DALLE PERIFERIE, PER RIPARTIRE

Un “Decalogo” perché i lontani non diventino più lontani. Perché la ripartenza sia per e con tutti! Milano ce la può fare. Milano ce la farà?

“ Nulla sarà come prima”. Ormai è diventato un mantra nella prospettiva del dopo Coronavirus. Ma in meglio o in peggio? E cosa e per chi? E per le Periferie? C’è il solito enorme problema burocratico-organizzativo-normativo che deve essere risolto per favorire l’azione di chi opera nelle periferie. Ci vogliono cambiamenti puntuali, ma avendo una visione complessiva. Alla luce di un consolidato impegno, proponiamo un articolato di proposte normative e strutturali (a costo zero). Perché le Periferie non rimangano solo “buone intenzioni”.

  1. Decentramento e Municipi - Le periferie milanesi sono costituite dai territori degli antichi Comuni aggregati a Milano nel 1923. Il primo che non fa sistema sul territorio è il Comune: bisogna ritornare a una vera amministrazione vicina al cittadino, mentre è da 50 anni che il Decentramento (Municipi dal 2016) rimane a livelli inadeguati. E senza decentramento Milano non può essere policentrica e, quindi, rimane centralista.
  2. Partecipazione e “progettazione partecipata” - La partecipazione non può essere relegata alle emergenze del momento. Deve diventare un processo organizzativo strutturato e continuativo nella logica della “progettazione partecipata”. Milano ha immense energie e professionalità (tra l’altro, quelle riconosciute ogni anno con gli Ambrogini), da valorizzare in maniera organizzata e non saltuaria.
  3. Comunicazione delle tante iniziative gratuite promosse in periferia da enti e associazioni - Oggi è tutto lasciato a un precario “fai da te”. Invece, Comune di Milano e ATM possono dare un apporto (a “costo 0”), consentendo l’utilizzo di spazi nella propria disponibilità (uno spazio m. 2 x 3 sui muri dei Mezzanini MM e di m. 2x2 nei Mercati comunali coperti per l’affissione diretta, gratuita e regolamentata delle locandine).
  4. “Rinnovo” concessioni e locazioni di locali di proprietà pubblica - Per le associazioni culturali e sociali “periferiche” che hanno locazioni con il Comune di Milano e altri enti pubblici, prevedere che alla scadenza possa esservi il rinnovo e non lo sfratto (com’è adesso), eliminando la precarietà di chi si impegna. E che per l’assegnazione non si prevedano canoni al rialzo, perché l’iniziativa nei quartieri periferici non può essere lasciata sulle spalle dell’associazionismo, mentre sfitto e abusivismo sono altissimi, anche creando pericoli.
  5. Cosap (Tassa occupazione suolo pubblico) - Eliminazione della Cosap e revisione oneri aggiuntivi per l’utilizzo di aree pubbliche periferiche per la promozione delle iniziative di animazione culturale e sociale, ma anche delle attività di servizio di vicinato, avviandone l’individuazione e la mappatura.
  6. Valorizzazione delle realtà culturali amatoriali e bandi - Le iniziative amatoriali rappresentano la metà delle attività che si svolgono in periferia. Bisogna prevedere anche bandi comunali e di fondazioni rivolti al volontariato “puro”, che consentano di coprire i costi vivi, valorizzando così le decine di migliaia di ore di tempo e capacità messe a disposizione gratuitamente e oggi non considerate.
  7. SIAE - Giungere a un accordo per la semplificazione e azzeramento costi pratiche SIAE per iniziative musicali e teatrali di pubblico dominio promosse in periferia a ingresso gratuito. In caso di opere tutelate, pur riconoscendo il principio del diritto d’autore, previsione di un versamento ridotto.
  8. Palestre nuove scuole - Per le palestre delle nuove scuole, prevedere che i campi (in particolare pallavolo e pallacanestro) abbiano dimensioni un po’ più grandi di quelle indicate nell’attuale normativa, per consentire anche lo svolgimento dell’attività agonistica di 10.000 giovani atleti di 90 associazioni sportive milanesi.
  9. Case popolari - Le case popolari sono un concentrato di emergenze e di fragilità. In un ampio contesto di cambiamento, bisogna integrare il mix socio-abitativo e di servizio di vicinato, con l’obiettivo di utilizzare tutto il patrimonio disponibile. Altrimenti cambierà poco, come già dimostrato dalla spesa di centinaia di milioni.
  10. City School - La Fondazione Dioguardi ha promosso con il Politecnico di Milano un progetto di ricerca sui temi dell’organizzazione urbana, destinato all’istituzione di una City School con programmi didattici universitari, ma anche con percorsi formativi per gli studenti delle scuole superiori, per formare una nuova cultura del governo della città del terzo millennio. Un’iniziativa che deve contare sul supporto delle istituzioni.


A Cura di Consulta Periferie Milano


Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni