L'OMICIDIO DI ROMA: ITALIA VS USA

I due volti della decadenza occidentale

Un grottesco e squallido feuilleton. Ecco cosa sta divenendo la triste e torbida vicenda che ha visto morire il vicebrigadiere Cerciello Rega a Roma. Ma al contrario di un romanzo popolare dove verità e giustizia trionfano sempre in un lieto fine, si rischia un ambiguo epilogo, se ce ne sarà uno, o un nulla di fatto, dove confusione e depistaggi, saranno gli unici elementi di rilievo.

La stampa italiana e quella americana fanno ciò che possono, anzi, troppo. Sono partite male e se la stanno giocando anche peggio; la sovra informazione è in grado di far danni quanto la censura.

Da un lato, nel mare nostrum la prima e falsa notizia che i due indiziati fossero magrebini ha viaggiato con la velocità di un tappo di champagne, rimbalzando, (non si sa come), dalle forze dell’ordine, ai giornali, alla politica fino ai cittadini, dando origine a sproloqui, xenofobia e incontinenza verbale generale.

Dall'altra parte dell’Atlantico, invece, quando si è appreso che i due giovani erano americani, è scattato automatico il paragone con il caso Amanda Knox: i loro ragazzi, sempre belli, bravi e preferibilmente WASP, ogni volta che si recano in Italia, per studio o vacanza, vengono incolpati di omicidio.

Rimanendo nei confini nazionali, emerge un quadro del paese preoccupante e promiscuo con un sottobosco puzzolente composto di sordidi personaggi, turpi individui e appartenenti alle forze dell’ordine che agiscono nell'ombra indisturbati sollevando interrogativi e perplessità.

Non sappiamo praticamente nulla su questa vicenda; non sappiamo se Cerciello Rega fosse in servizio o meno, dato che era vestito in abiti civili, né come mai fosse sprovvisto dell’arma di ordinanza. Non sappiamo perché l’auto di servizio sia stata lasciata incustodita e che ruolo abbia giocato il Brugiatelli, dapprima spacciatore, poi informatore e ora nessuno dei due. Non è nemmeno chiara la posizione del collega del Rega, Andrea Varriale, che pare si trovasse in Piazza Mastai già un’ora prima della chiamata del mediatore al 112. Rimangono le figure di un anonimo pusher, di un uomo misterioso che prestò il telefono al Brugiatelli per denunciare il furto dello zaino, e di un parcheggiatore abusivo ascoltato come testimone.

La ciliegina sulla torta c’è giunta con la foto del ragazzo americano, Christian Gabriel Natale Hjiort, ammanettato e bendato su una sedia in caserma. In attesa di un’inchiesta della procura, il militare, reo del bendaggio, sarà trasferito e non sospeso.

E di questa ciliegina ne approfitterà il paese esportatore per eccellenza di democrazia e giustizia sociale, dove un americano su quattro è costretto a razionarsi l’insulina perché una fiala, solo se coperta da assicurazione sanitaria, può arrivare a costare più di 250 dollari. In compenso lo sbiancamento dei denti è gratuito; creperai di diabete ma potrai sfoggiare un sorriso smagliante.

Alan Dershowitz, vacca sacra di Harvard e penalista in voga, prendendo la palla al balzo, ci ricorda che suddetta e vergognosa foto sarebbe da sola sufficiente a bloccare o annullare gli accertamenti dell’autorità giudiziaria perché lesiva “dei diritti e della libertà fondamentali dei cittadini.”

Riassumendo in soldoni, ci troviamo di fronte a un pantano giudiziario dove nessun fatto è stato ancora accertato.

Da una parte, un’Italia che affoga nella corruzione, nel puzzo del compromesso morale (P. Borsellino) e nella serie di successo Gomorra (vanto di italiche virtù). Dall'altra, un americanismo decotto, (che in quanto a foto di torture ai prigionieri vince a mani basse), tracimante iniquità civili da brivido, che si fa scudo della bella Amanda (almeno due fiction e non so più quanti libri) per rammentarci la propria purezza e conseguente infallibilità.

Verità e giustizia non sono mai state così lontane. Il rischio insabbiamento è proprio dietro l’angolo. Il decadimento morale e civile ai due estremi dell’Atlantico risulta ancor più ripugnante, perché dettato da due paesi forti di un’ipocrisia sociale senza attenuanti.

Al cittadino comune, italiano o americano, ancora in possesso di un senso critico, rimane la parte di passivo spettatore mentre i due protagonisti protraggono il miserabile spettacolo tra clamorosi colpi di scena e insulsi nodi narrativi, senza mai giungere a un equo epilogo.

In questa tragica farsa che mette in scena la piena decadenza occidentale, abbiamo più speranze di veder giungere Godot.


Riccardo Rossetti

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