LA PRIMA VITTIMA NELLE CARCERI

È successo nel carcere di Bologna

E alla fine il virus è finito in carcere. È di oggi, 03 aprile, la notizia della morte di un detenuto di 76 anni nel carcere di Bologna.

E la tragedia riapre il capitolo sovraffollamento che, dopo le prime misure restrittive aveva portato, nelle scorse settimane, a disordini nei penitenziari da nord a sud.

Il bilancio era stato di 14 vittime e numerosi feriti tra forze dell'ordine, personale interno e volontari.

La miccia della protesta era stata la sospensione, a titolo di precauzione contro il virus, di lavori all’esterno, visite dei parenti e attività interne alle carceri stesse.

Una pena nella pena.

Del resto i numeri parlano da soli: 61.230 detenuti in strutture che ne possono contenere 50.931. A livello nazionale la percentuale di sovraffollamento è del 120%. Solo in Lombardia del 140%.

Per questo motivo, è evidente che nelle carceri non esistono le misure di contenimento del virus presenti fuori.

Sono in pericolo i detenuti così come tutto il personale che vi lavora.

E le notizie non sono buone se è vero che nelle carceri lombarde a fine marzo c'erano già 40 contagi tra detenuti e personale e a Pisa 5 casi tra gli agenti.

E allora si inizia a parlare, anche da noi, di scarcerare i detenuti con pene minori o in esaurimento, che sono circa 20.000. Una scelta già adottata in Francia, paese che ha il nostro stesso problema.

Mentre allo studio c'è un provvedimento per commutare le pene inferiori a un anno di reclusione in arresti domiciliari utilizzando i braccialetti elettronici per il controllo dei detenuti.

Peccato che il numero di persone con questo tipo di pena sia una minoranza.

Seguiremo l'evolversi della situazione.



(Perché non mandiamo a casa qualche detenuto a cominciare dai più anziani e da coloro che non comandano o appartengono a gruppi eversivi o mafiosi?- edb)

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