LE CASE POPOLARI DI VIA BOLLA

Altra tappa del viaggio nelle periferie milanesi con il senatore Franco Mirabelli

A seconda da dove si entri in via Bolla a Milano sulla destra o sulla sinistra si trovano le nuove case di Edilizia Residenziale Pubblica del Comune, moderne, nuove e pulite; attraversi la strada e ti trovi in un altro mondo, un’altra città immersa nel degrado e nell’abbandono.
Le case A.L.E.R. di via Bolla costruite attorno a un grande piazzale sterrato dove vengono abbandonati rifiuti di ogni tipo e dove disordinatamente stazionano camper o furgoni che fungono da abitazione.
In questi stabili, al numero civico 40 fino almeno al 50, ci sono almeno il 60% di occupanti abusivi (un dato certo e, come al solito, impossibile da ottenere da A.L.E.R.), per lo più di etnia rom.
È evidente che, da molto tempo lì agisce indisturbato un racket che provvede a occupare gli appartamenti appena si svuotano, a volte è successo anche quando gli inquilini li hanno lasciati per pochi giorni.
È stato loro consentito di allacciarsi abusivamente alla rete elettrica comune e di trasformare box e cantine in depositi di refurtiva, di auto e moto che lì vengono smontate e, anche -come dimostrato da recenti operazioni di polizia, di considerevoli quantitativi di droga.
È chiaro che la vita delle persone che abitano lì è difficile: al progressivo degrado degli spazi comuni e degli stessi appartamenti realizzati in cartongesso abbandonati da A.L.E.R., si aggiunge l’illegalità diffusa la sensazione di non essere liberi di vivere, condizionati dalla prepotenza di chi si sente autorizzato a occupare una terra di nessuno dove pensa di poter fare ciò che vuole.
Ed è altrettanto chiaro che questo degrado condizioni tutta la vita del quartiere perché fuori da lì i furti in appartamento sono all’ordine del giorno e la situazione di illegalità alimenta paure e insicurezza.
Il livello di esasperazione è evidente al punto che decine di cittadini hanno firmato un esposto chiedendo alla magistratura di intervenire per ripristinare la legalità e sgomberare e abbattere quei palazzi.Di fronte a questa situazione il Comune di Milano si sta assumendo anche compiti non propri.
Il presidente del Municipio 8, Zambelli, insieme a Fabio Galesi continuano a cercare di mettere toppe a una situazione gravissima.
L’impegno di AMSA per ripulire il più frequentemente possibile l’area da rifiuti ingombranti che vengono abbandonati, l’impegno dei servizi sociali in una realtà in cui vivono tantissimi bambini e la scelta di far tagliare l’erba dai servizi comunali di fronte all’inerzia di A.L.E.R. sono solo palliativi in una realtà che ha bisogno di interventi drastici e decisi. A.L.E.R. in questi anni ha via via proposto soluzioni più o meno credibili, ma in realtà ha lasciato gli inquilini da soli, abbandonati, contribuendo all’aumento del degrado.
Prima si è proposta l’idea di abbattere e ricostruire quegli edifici senza spiegare come e con quali soluzioni abitative per gli aventi diritto e poi si è prospettata l’assurda idea di vendere a società private i condomini con la possibilità di sistemarli e privatizzarli.
In realtà, al di là delle boutade elettorali, resta il nulla, il disimpegno di A.L.E.R. che non fa manutenzione, non garantisce sicurezza e legalità, abbandona il patrimonio pubblico al degrado nelle mani dei prepotenti. Una situazione come questa appare inaccettabile.
Ancora una volta, girando la città, ci scontriamo con il prodotto delle inefficienze di A.L.E.R., centinaia di cittadini abbandonati e centinaia di appartamenti lasciati senza manutenzioni, anche le più semplici, quelle ordinarie.
Anche in questo caso, come in via Salomone, via Gola o San Siro, siamo di fronte a enti che hanno la responsabilità di garantire una vita dignitosa nei quartieri e non lo fanno, i cui amministratori che non pagano per le loro inefficienze, come quelli di A.L.E.R., perché non è previsto lo facciano.
Forse su questo la politica dovrebbe cominciare a interrogarsi: davvero è accettabile che chi penalizza i cittadini a cui dovrebbe dedicare il proprio lavoro possa continuare, come nulla fosse, e essere anche riconfermato, come nel caso di A.L.E.R.?Anche qui, di fronte a oltre il 60% di appartamenti occupati e alla diffusa illegalità servono istituzioni più presenti e più visibili, serve dare sicurezza al quartiere con una presenza costante delle Forze dell’ordine.
Così come si sta facendo per il boschetto di Rogoredo e si dovrebbe fare per via Gola, non è più possibile consentire si creino enclave illegali, apparentemente tollerate. Serve un progetto per risanare quell’area ma nel frattempo servono la manutenzione, la messa in sicurezza dei luoghi comuni e un presidio delle forze dell’ordine.

Franco Mirabelli