PARTE LA FASE 2 DEL CORONAVIRUS

È iniziata, come si sa, la fase 2 del Coronavirus. Le disposizioni più o meno le conosciamo. Non è il "liberi tutti" che molti si aspettavano.

Nonostante la Fase 2, rimangono fermi il divieto di assembramento, il distanziamento di almeno un metro tra le persone, l' obbligo delle mascherine. Si sono allentate certe rigidità della fase 1, ad esempio si consente la possibilità di passeggiare a debita distanza fuori casa e nei parchi pubblici, muoversi con regole meno restrittive sui mezzi pubblici e privati anche fuori dal Comune di residenza, non fuori della propria Regione. Ai motivi di spostamento finora consentiti (lavoro, spesa, salute) si aggiunge la possibilità di visitare "i congiunti". Su questa parola si sono spese troppe parole, discussioni e ironie. Due giorni fa è arrivata la definizione su chi siano questi congiunti: "Patner conviventi, partner delle unioni civili, persone legate da uno stabile legame affettivo, parenti fino al sesto grado (come, per esempio i figli dei cugini tra loro), e affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)". I fidanziatidi sicuro , l'amico no, secondo palazzo Chigi.
Ma fuori dalla pedanteria e dall'inquadramento giuridico di tutte le relazioni umane, che possono alimentare goffaggine e ridicolo satirico rimane il fatto che non tutti i comportamenti è possibile regolare nei minimi dettagli. Di conseguenza si fa leva, per ripartire, sul buon senso e sulla responsabilità di ognuno, strettamente legati anche alla vita degli altri.
Posso ricordare qui alcune novità riguardanti il sociale e le attività economiche. Sono consentite le cerimonie funebri, a cui possono partecipare al massimo 15 persone, così pure le visite ai defunti nel rispetto della distanza di sicurezza. Ai negozi di prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità viene permessa la consegna a domicilio. Ripartono, ma solo per asporto, bar e ristoranti. Ripartono nella fase 2 il settore manifatturiero e dell'edilizia, compreso il settore tessile e dell'auto, inoltre la moda e la produzione del mobile. Le Regioni sono tenute ad adeguarsi in questo nuovo quadro del Governo centrale.

Luciano Marraffa


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