TORNARE SE STESSI

Il ruolo del terapista occupazionale per i para-tetraplegici

Insegna come occuparti della tua igiene quotidiana, come vestirti e spogliarti, ma anche come muoverti in casa, come chiedere alla motorizzazione di ottenere la patente o al condominio il posto auto riservato. Un po' amministrativo e un po' sanitario, è un professionista della salute, un fisioterapista: è un terapista occupazionale. Un ruolo complesso e di fondamentale importanza per il paziente che ha subito una lesione spinale e che, superata la fase chirurgica, ha bisogno di tornare a essere se stesso, ma in un corpo diverso.

È il ruolo della dott.ssa Chiara Russo che opera nel reparto riabilitazione mielolesi del Presidio CTO dell’ASST Gaetano Pini-CTO. A proposito del suo lavoro ha detto:

Ho scelto questa professione perché, seppur molto complessa, in ambito riabilitativo offre la possibilità di essere fondamentale per il paziente tanto quanto lo è un chirurgo. Nel corso della mia carriera, mi sono specializzata nella valutazione posturale che è il primo step per rendere autonomo il paziente che ha subito una lesione”.

Stabilito se si tratta di un paziente paraplegico o tetraplegico e compreso quali sono le azioni che può compiere autonomamente, comincia la fase più delicata e cioè l’approccio al paziente. Sempre dalle parole della dottoressa:

Nella fase inziale i pazienti mal sopportano la presenza del terapista occupazionale perché lavorare con noi significa essere messi di fronte ai limiti che indubbiamente una lesione spinale comporta. Il semplice gesto di lavarsi i denti, per esempio, diventa faticoso perché il paziente deve imparare a sedersi in carrozzina, a raggiungere il bagno che deve essere modificato sulla base delle sue attuali esigenze e a usare uno spazzolino che ha l’impugnatura adattata. Tutto questo, solo per compiere uno dei tanti gesti della routine quotidiana”.

Accettare e convivere con un corpo diverso non è facile per nessuno e diventata ancora più complicato se la lesione sembra costringe il paziente a rinunciare alle proprie passioni. La dott.ssa Russo ancora si emoziona raccontando di una ragazza di 22 anni che grazie alla terapia occupazionale è tornata a ballare la salsa nonostante gli inizi del percorso fossero stati conflittuali e pieni di resistenze.  

Il terapista occupazionale, quindi, è un operatore sanitario in possesso del diploma universitario abilitante. Per la riabilitazione simula con il paziente azioni della vita quotidiana e utilizza attività espressive, manuali/rappresentative, ludiche per aiutarlo a recuperare il più possibile l’autonomia. Molto spesso si usa la sport come terapia. In più il terapista si reca a casa del paziente per costatare se l’ambiente che lo accoglierà è adeguato e sottoscrive una relazione. Lo stesso avviene per la sede di lavoro. Inoltre, lo mette in contatto con la motorizzazione per poter avviare le pratiche per avere l’abilitazione alla guida. Suggerisce ai pazienti e ai cargiver le attività e le associazioni sul territorio con le quali entrare in contatto.

Ufficio Stampa
ASST Pini-CTO

Foto: la dottoressa Chiara Russo

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