Una mela per tutti: perché regalare tanto bendidio?

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Prove pratiche di lotta allo spreco

Perché regalare? Lo riassume Marco Facchini in tre concetti: un’azione di solidarietà verso i più deboli; una difesa del reddito di chi lavora la terra; una concreta lotta allo spreco. Marco è uno dei tenaci contadini associati al Consorzio Agrituristico Mantovano,  che ogni sabato si fanno cinquanta chilometri per venire a Milano a vendere i prodotti del loro lavoro in piazza Santa Maria del Suffragio, più altri cinquanta per  tornare a casa. Una vita dura e anche una sfida. “O così o ti spari”, usa dire Marco Boschetti, presidente del Consorzio, che conta 320 aziende agricole associate , fotografando la vita di chi oggi lavora la terra per vivere. Marco Facchini,  con la moglie Alessandra, ha messo in piedi l’azienda “Il Cascinetto” dove alleva gli struzzi. Il progetto “Una mela per tutti” si è concretizzato a settembre,  con la stagione delle mele alle porte, con la collaborazione del Gruppo quartiere Suffragio, delle Caritas del decanato diocesano di zona 4, del Cdz4 e dell’associazione Terza Settimana. In questo poco tempo, sono stati distribuiti gratis oltre quaranta quintali di mele, tramite una ventina di associazioni di solidarietà. La prospettiva, e anche la presunzione, è di arrivare a cento quintali e di celebrare l’evento con una grande festa nel quartiere del Suffragio. Chiediamo a Marco Facchini di spiegarci il progetto e soprattutto il meccanismo. Le aziende produttrici di frutta, esempio le mele,  al momento della raccolta e prima della consegna alla grande distribuzione, devono fare un’accurata selezione. La “prima scelta”, candidata alle “vetrine” dei supermercati, è caratterizzata per: stessa grandezza,  stessa intensità di  colore  e lucentezza del frutto.  La “seconda scelta” segue la prima ma è pagata molto meno, infine c’è la categoria cosiddetta “industria”.  Destinata cioè all’industria che rielabora il prodotto e ne fa per esempio succhi di frutta. Quest’ultima è la meno pagata, tanto che il costo per la raccolta e il trasporto non pareggia il guadagno. Per cui, quando l’agricoltore se le trova in mano, è costretto a gettarle a terra, dove rimangono. 
Sono brutte fuori e belle dentro, - dice Marco Facchini. - Noi facciamo accordi con le aziende, che si dimostrano disponibili, per cui loro provvedono a raccogliere e a mettere nelle cassette queste mele e noi pensiamo al trasporto a Milano. Ogni settimana le associazioni solidali che operano in città ci comunicano il numero di cassette che desiderano e che verranno a ritirare al mercato del sabato. Come facciamo a compensare il lavoro e il prodotto offerto dall’azienda? Ritiriamo una certa quantità di mele di ‘seconda scelta’ e le mettiamo in vendita al mercato a un prezzo molto  basso: 80/90 centesimi al chilo. In questo modo, oltre a coprire in piccola parte le nostre spese, compensiamo anche l’azienda offrendo un prezzo addirittura maggiore di quello offerto dall’industria. Per fare un esempio, di fronte all’offerta di 10 centesimi al chilo dell’industria, noi offriamo all’azienda produttrice 20 centesimi.
Ora si sta programmando una iniziativa di informazione e di sensibilizzazione sullo spreco dei prodotti della  terra. Si tratta di una serie di incontri pubblici con proiezione di documentari e di interventi da parte dei protagonisti della coltura dei frutti della terra. Non quindi incontri accademici, ma comunicazione e informazione di un lavoro e di una vita vissuti per anni con tanta cura e passione.
Luigi Filipetto

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